domenica, 30 agosto 2009
Kumunikatu Stampa FNS - Comunicato Stampa FNS PALERMO, 29 AGOSTO 1991 . LA MAFIA ESEGUE LA CONDANNA A MORTE DI LIBERO GRASSI, IL CORAGGIOSO IMPRENDITORE CHE RAPPRESENTAVA LA SICILIA ONESTA E PRODUTTIVA. Nella ricorrenza del 18° Anniversario del Sacrificio dell'imprenditore LIBERO GRASSI, assassinato dalla MAFIA , appunto, il 29 agosto del 1991,- a giudizio degli Indipendentisti di lu FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU,- il miglior modo per ricordarne l'eroismo ed il coraggio ed anche l'alto livello di coscienza civile, è proprio quello di avviare una rivoluzione culturale e politica tale da sottrarre alla MAFIA stessa il "controllo" del Territorio, dell'Economia e della vita di ogni giorno. Non sarà facile, ma è certamente possibile . Ed è comunque doveroso oltre che giusto . E coincide con l'aspirazione della stragrande maggioranza del Popolo Siciliano , che della MAFIA è la prima vittima e non certo il complice.E che è stanco di tollerare l'arroganza e l'invadenza del fenomeno mafioso. Intendiamoci: la lotta contro la Mafia . in Sicilia,- grazie soprattutto al sacrificio di tanti Martiri e di tanti Eroi ; grazie all'impegno delle Forze dell'Ordine, della Magistratura e dei settori più sensibili della Società Siciliana, grazie alla maggiore consapevolezza di larghe fasce della Società Civile,- ha conseguito notevoli successi ed in tanti casi ha persino reciso i tentacoli della PIOVRA. Ma - diciamocelo francamente- ancora oggi la MAFIA controlla il territorio, controlla la economia, vigila ed interferisce sulla complessa materia dei pubblici appalti e..via dicendo. Senza considerare il fatto che talvolta la morale della politica politicata coincide con la cultura e l'etica della Mafia stessa. Si pensi al clientelismo "scientifico", alle lottizzazioni, alle logiche "spartitorie" , al voto di scambio, alla strumentalizzazione di ogni tipo di bisogno... Allo svuotamento del ruolo e del valore del SERVIZIO PUBBLICO, destinati, l'uno e l'altro, all'alimentazione dei clan abbarbicati alle pubbliche amministrazioni. E alla CULTURA DEL PARASSITISMO , alla prassi degli sperperi e delle dissipazioni, allo "SCROCCO" e a tante altre ignobili speculazioni. Per ovviare a tutti queste sciagure ed ai conseguenti disagi , non sarebbe sbagliato pensare ad un Corpo Legislativo più adatto, meglio rispondente, alle esigenze del Popolo Siciliano e finalizzato a rendere letteralmente impossibile la vita alla mafia , ai suoi Killer ed ai suoi complici ad ogni livello. La Sicilia sarà, infatti libera, se si sarà liberata, prima , della Mafia e della CULTURA MAFIOSA IMPERANTE E se si sarà liberata pure di quanti- nel mondo politico- non di rado ne mutuano modi di agire e principi morali. Onore quindi a LIBERO GRASSI che la propria "disobbedienza" alla Mafia e le direttive per contrastarla efficacemente le ha sottoscritte con il proprio MARTIRIO. L' FNS si permette infine di ribadire la esigenza che venga immediatamente realizzato un grande monumento dedicato a LIBERO GRASSI ,da collocare non distante dal luogo del delitto, per ricordarne il l'eroico Sacrificio.E per riaffermare che i Siciliani di buona volontà e di tenace concetto continueranno la lotta contro la MAFIA con rinnovata energia.- Palermu, 29 AHUSTU 2009. Giuseppe SCIANO' Segretario Politico FNS
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venerdì, 17 aprile 2009
Marcello ha scrittoil 2 febbraio 2009 alle 14.17
queste sono alcune testimonianze:

“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Ho la coscienza di non aver fatto del male, nonostante ciò non rifarei la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio!”.
(Garibaldi ad Adelaide Cairoli in una lettera del 1868)


"...lo stato italiano era una feroce dittatura che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori sardi (leggi "piemontesi", n.d.r.) tentarono di infamare con il marchio di briganti".
(Antonio Gramsci, citato da Lorenzo Del Boca nel suo libro "Maledetti Savoia" - edizioni Piemme Pocket, Casale Monferrato, 2001, pag. 161)


“ Quando in Palermo si presentò all’esame di leva un certo Cappello, non si prestò fede al suo reale sordomutismo e lo si voleva costringere a parlare applicandogli bottoni di fuoco sulle carni. Il suo corpo fu reso una vera piaga”.
(Napoleone Colajanni)


“Questo ufficiale (piemontese n.d.r.) si presentò di notte, con gli uomini della sua colonna, in una casina, i cui abitatori, temendo dei briganti, non vollero aprire. Allora il prode militare la circondò di fascine, vi applicò il fuoco e fece morire soffocati i disgraziati che legittimamente resistettero ai suoi ordini”.
(Napoleone Colajanni)
Post n. 2
Marcello ha scrittoil 3 febbraio 2009 alle 14.08
Le autorità governative, in connivenza spesso con la mafia, esercitavano ingiustizie, ricatti, soprusi e torture indicibili, arrivando ad organizzare, esse stesse, delitti, furti, cospirazioni ed agguati. Il Tajani ne era esterrefatto, e per porre un freno a quella situazione, arrivava a procedere, per omicidio ed altri reati, persino contro il Questore di Palermo, accusandolo di avere agito in pieno accordo con lo stesso generale Medici”
(Colajanni: nel regno della Mafia – da Realtà Siciliana di G. Garretto)


“1862.
Grandissima esasperazione negli spiriti di quei Siciliani che si danno seriamente pensiero delle sor­ti dell'Isola poiché è nato in essi il sospetto che il governo, mentre ostenta il proposito di volere di­fendere la Costituzione e quindi le libertà civili in essa sancite, miri, al contrario, a fiaccare nei Sici­liani ogni sentimento di libertà e di fierezza.

Si assiste alla continua spedizione nell'Isola di tanti prefetti avventurieri, e di tanti improvvisati organizzatori, ispettori, commissari, espoliatori, e, per dirla alla siciliana, di tanti Verre, che per co­prire la loro incapacità e rapacità, crede opportu­no calunniare il paese, e distruggere quel nazionale sentimento che muove e nobilita la Sicilia.

Il Governo che da il triste spettacolo di calpe­stare lo Statuto ed ogni legge umana e divina, pre­tende che la Sicilia, dopo d'avere acquistato i suoi diritti per proprio valore, debba adottare l'abnega­zione la più cieca, la più vigliacca e la più co­darda, di farsi impunemente assassinare e infa­mare”
(Macaluso: Rivelazioni politiche sulla Sicilia e gravi pericoli che la minacciano, Torino, 1863 da Realtà siciliana di G. Garretto)



«Si gridi pure, e gridiamo anche noi con tutte le nostre forze, contro la grave delinquenza che ci affligge. Ma quando si sostiene che ciò dipende dal fatto che la miseria e l'ignoranza sono attaccate alla nostra terra, che noi siamo sospettosi, violenti, ribelli, che in quarant'anni di vita nazionale abbia­mo progredito ben poco di fronte alle regioni d'Ita­lia, lasciate ch'io lo affermi: anche in questo non si arriva a denigrarci, ma si legge nel libro della sto­ria l'atto di accusa contro i nostri millenari sfrutta­tori; non si rileva la causa dei nostri mali, ma si mettono soltanto a nudo i nostri dolori.

E cosa dice il fatto che la delinquenza dell'Iso­la è alta di fronte a quella delle altre regioni del­l'Italia centrale e settentrionale, se non che dopo aver perduto i nostri padri e i nostri fratelli sui campi di battaglia per l'indipendenza e l'unità d'Italia, siamo stati poi trascurati, spesso abban­donati, ingannati sempre?

Che cosa ci dice tale dislivello, se non che lo Stato, invece di mettere anche noi nelle condizioni di potere progredire dando agio alla nostra indu­stria agraria di sviluppare, aprendo nuovi sbocchi ai nostri prodotti, fornendoci di strade, di ferrovie, di porti, ha, in 40 anni di vita unitaria, danneggiato le piccole proprietà con un fiscalismo crudele, raf­forzato con i contratti agrari il latifondo, imposto tributi sproporzionati alle nostre risorse? E che, do­po averci fìnanco contesi i tre milioni spettanti alle nostre Università, ci ha ingiuriato volentieri, man­dando fra noi. come in un luogo di pena, i funzionari puniti, e quindi senza quella autorità indispen­sabile per infondere nello spirito pubblico la fede nella giustizia, e ci ha anche tormentati ingerendosi per fini di politica personale, più o meno egoistica, in tutte le amministrazioni affermando, cosciente o incosciente, la prepotenza della mafia? ».
(Il Procuratore del re, a Sciacca, nel 1906, alla inaugurazione dell’anno giudiziario- da Realtà siciliana di G. Garretto)


“La popolazione (siciliana) in massa detesta il governo d’Italia, che, al paragone, trova più tristo del Borbone”
(F. Crispi – da Realtà siciliana di G. Garretto)


“Nessuno vuole saperne di noi…Siamo venuti in odio a tutti e tutti sono divenuti nostri nemici”
(M. D’Azeglio – da Realtà siciliana di G. Garretto)
Post n. 3
Marcello ha scrittoil 9 marzo 2009 alle 16.21
“Il 1860 trovò questo popolo vestito, calzato, industre, con riserve economiche. Il contadino possedeva una moneta. Egli comprava e vendeva animali; corrispondeva esattamente gli affitti; con poco alimentava la famiglia; tutti nella loro condizione vivevano contenti del proprio stato…Adesso l’opposto…E poi le tasse più dissanguatrici…Vedrete che, con tre successioni in una famiglia (e possono verificarsi in un solo anno, nella famiglia stessa) dall’agiatezza si balza alla mendicità. Quanto alla pubblica istruzione, sino al 1859, era gratuita; cattedre letterarie e scientifiche in tutte le città principali di ogni provincia. Adesso nessuna cattedra scientifica…Nobili, plebei, ricchi, poveri, clericali, atei, tutti aspirano ad una prossima restaurazione dei Borboni…”.
(Conte Alessandro Bianco di Saint-Joroz, capitano di Stato maggiore piemontese)

“ I nostri concittadini vengono fucilati senza processo, dietro l’accusa di un nemico personale, magari soltanto per un semplice sospetto…”.
(Proto di Maddaloni deputato meridionale al parlamento, in una seduta del 1861)

“Morti fucilati istantaneamente 1841; morti fucilati dopo poche ore 7127; feriti 10604; prigionieri 6112; sacerdoti fucilati 54; frati fucilati 22; case incendiate 918; paesi incendiati 5; famiglie perquisite 2903; chiese saccheggiate 12; ragazzi uccisi 60; donne uccise 48; individui arrestati 13629; comuni insorti 1428 “.
(Il Contemporaneo di Firenze di quel periodo in una “statistica di soli nove mesi di reazioni nelle province meridionali”)

“Spioni dell’antica polizia, uscieri, commessi di magazzino, etc., sono oggi nominati giudici, prefetti, sottoprefetti, amministratori…Un mio amico trovava installato, in qualità di giudice, un individuo che, mediante quattro carlini, gli aveva procurato reiterati convegni con una sgualdrina. L’arbitrio governativo non ha limiti: un onesto uomo può ritrovarsi disonorato, da un momento all’altro, per la bizza del più meschino funzionario…Facendo un calcolo approssimativo, possiamo arrivare alla spaventevole cifra, per il Regno delle Due Sicilie, di 52 mila incarceramenti all’anno, di 9.400 deportati all’anno, mentre sotto l’esecrato governo borbonico il numero dei carcerati non oltrepassò i 10 mila e i deportati non arrivarono neanche a 94…Si fucila a casaccio, senza processo, senza indagini…Il reclutamento è stato definito giustamente una tratta di bianchi: si arrestano, si seviziano le madri, le sorelle di ogni presunto refrattario e su di esse si sfrena ogni libidine…”.
(Conte Alessandro Bianco di Saint-Joroz, capitano di Stato maggiore piemontese)

“Lo stesso deputato Crispi, nella susseguente tornata, movendo interpellanza sui fatti di Castellammare del Golfo, dice che il malcontento in Sicilia è gravissimo.
“L’altro deputato siculo D’ontes Reggio ripete le stesse interpellanze del Crispi e con rammarico accenna che cinque cittadini siano stati fucilati senza essere stati sottoposti a processo regolare…
“ E nella stessa tornata l’anzidetto Crispi in replica aggiunge altre accuse per arresti arbitrari, uccisioni impunite, ecc. ecc.
“ Il deputato Cordova rivela i seguenti abusi:
1) Negli uffici delle dogane di Sicilia furono nominate persone idiote e analfabete.
2) In Palermo i doganieri rubano, ed in Messina gli impiegati sono uccisi, occupando il loro posto gli uccisori.
3) In Siracusa gli impiegati sanitari degli ospedali sono il quadruplo del numero degli infermi.
4) Gli impiegati in Sicilia sono enormemente moltiplicati e, sotto questo aspetto, era assai migliore il governo borbonico, il quale per la Luogotenenza spendeva novecentomilalire meno del governo piemontese.
5) Si danno tristissimi esempi al popolo e questo impara il male dai governanti…”
(dall’anonima Cronaca degli avvenimenti di Sicilia del 1863 - archivio privato dello scrittore Carlo Alianello)

“…Inorridisce davvero e rifugge l’animo per il dolore, ne può senza fremito rammentarsi molti villaggi del Regno di Napoli incendiati e spianati al suolo e innumerevoli sacerdoti, e religiosi, e cittadini d’ogni condizione, età e sesso e finanche gli stessi infermi, indegnamente oltraggiati e, senza neppur dirne la ragione, incarcerati e, nel più barbaro dei modi uccisi… Queste cose si fanno da coloro che non arrossiscono di asserire con estrema impudenza…voler essi restituire il senso morale all’Italia”.
(Pio IX, nell’allocuzione tenuta al concistoro segreto del 30 settembre 1861)

“occorreva confiscare e vendere i beni degli Ordini monastici della Sicilia per rassodare il bilancio dello Stato e colmare il deficit di 625 milioni”
(Quintino Sella, ministro delle finanze dell’epoca)

G. Alessi, in una conferenza su Mafia e potere politico, tenuta a Catania al Palazzo dell’E.S.E. nel 1968, ebbe a dire:
“Io ritengo responsabile primario del mondo mafioso lo Stato, quello stesso che in Italia, dai giorni dell’Unità ad oggi, ha dato la dimostrazione legislativa ed amministrativa dello spregio della legge. Se mafia vuol dire extralegalità, rifiuto della legge, sostituzione del fatto imperioso e prepotente alla norma e al rapporto giuridico, se la mafia vuol dire tutto questo, e contemporaneamente si considera la storia della nostra Isola dal plebiscito ad oggi, ci accorgiamo che si tratta di una sequela di sopraffazioni in cui lo Stato è il primo ad affermare l’inutilità della legge, l’offesa alla legge. Potrei documentare…”
(da L’essenza della Questione Siciliana di N. Turco)
Post n. 4
Marcello ha scrittoil 8 aprile 2009 alle 13.17
l'impresa di garibaldi vista da un giornale torinese scritto il 13 settembre 1860, in un articolo intitolato “Il creduto prodigio di Garibaldi”.

«Le imprese di Garibaldi nelle Due Sicilie parve­ro sinora così strane che i suoi ammiratori han potuto chiamarle pro­digiose. Un pugno di giovani guidati da un audacissimo sconfigge eserciti, piglia d'assalto le città in poche settimane, si fa padrone di un reame di nove milioni di abitanti. E ciò senza navigli e senz'armi... Altro che Veni, Vedi, Vici! Non havvi Cesare che tenga a petto di Garibaldi. I miracoli però non li ha fatti lui ma il generale Nunziante e li altri ufficiali dell'esercito che, con infinito onore dell'armata napo­letana, disertarono la loro bandiera per correre sotto quella del nemi­co; i miracoli li ha fatti il Conte di Siracusa colla sua onorevolissima lettera al nipote; li ha fatti la Guardia Nazionale che, secondo il solito, voltò le armi contro il re che gliele avea date poche ore prima; li ha fatti il Gabinetto di Liborio Romano il quale, dopo aver genuflesso fino al giorno di ieri appié del trono di Francesco II, si prostra ai piedi di Garibaldi. Con questi miracoli ancor io sarei capace di far la con­quista, non dico della Sicilia e del Reame di Napoli, ma dell'universo mondo. Dunque non state a contare le prodezze di Sua Maestà Garibaldi I. Egli non è che il comodino della rivoluzione. Le società segrete che hanno le loro reti in tutto il paese delle Due Sicilie, hanno di lunga mano preparato ogni cosa per la rivoluzione. E quando fu tutto apparecchiato si chiamò Garibaldi ad eseguire i piani [...]. Se non era Garibaldi sarebbe stato Mazzini, Kossuth, Orsini o Lucio della Venaria: faceva lo stesso. Appiccare il fuoco ad una mina an­che un bimbo può farlo. Di fatto vedete che dappertutto dove giunge Garibaldi la rivoluzione è organizzata issofatto, i proclami sono belli e fatti, anzi stampati. In questo modo credo che Garibaldi può tranquil­lamente fare il giro del mondo a piantare le bandiere tricolori del Piemonte. Dopo Napoli Roma, dopo Roma Venezia, dopo Venezia la Dalmazia, dopo la Dalmazia l'Austria, caduta l'Austria il mondo è di Garibaldi, cioé del Piemonte! Oh che cuccagna! Torino capitale del­l'Europa, anzi dell'orbe terracqueo. E noi torinesi padroni del mondo!».
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martedì, 20 gennaio 2009
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giovedì, 12 giugno 2008

« Due cose mi sorprendono: l'intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini. » Bernard

 

 « I politicanti siciliani hanno sempre considerato il Parlamento Siciliano come una palestra ed un trampolino di lancio per potere essere proiettati in un futuro nel vero Parlamento, che per loro è quello italiano. Si possono, perciò, mettere in contrasto, quando il contrasto si manifesta, con i loro padroni di Roma?

Ecco perché non viene esercitata per come si deve la competenza esclusiva a legiferare sulle materie di cui all’art. 14 dello Statuto, non vengono abolite le Province e le Prefetture (art. 15), l’Alta Corte per la Sicilia viene fatta silenziosamente sparire (art. 24 e segg.), la polizia non viene messa agli ordini del Presidente della Regione (art. 31) e così via. In compenso, però, ci hanno creato carrozzoni inutili e mangiasoldi per la sistemazione dei loro galoppini elettorali, hanno saputo costruire impalcature faraoniche per il montaggio di colossali scandali di cui la stampa quasi giornalmente da notizie, hanno saputo creare lunghissime trecce di intrallazzi di vario colore per la selvaggia e scandalosa lottizzazione del potere e del connesso clientelismo politico, hanno permesso con la loro nefasta e nefanda politica lo sviluppo rigoglioso della mafia, della massoneria, delle speculazioni illecite, del commercio della droga e su questa scia potremmo continuare all’infinito. »

 

«Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo» (Goethe)

 

                                                                                                                         ****************************

ART.15

·        Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell' ambito della Regione siciliana.

·        L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l' esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.

"L'articolo, uno dei più disattesi dello Statuto, era volto all'abolizione delle Province, enti locali istituiti come longa manus del potere centrale per distruggere l'autorità autonoma delle istituzioni siciliane.

Le province furono istituite di fatto dal Regno delle Due Sicilie, col nome di 7 "Valli", nel 1819, accorpando i 23 distretti del Regno di Sicilia. I sette "intendenti" preposti alle province avevano il compito di svuotare progressivamente le competenze degli enti locali minori (i comuni) e degli organi centrali dell'amministrazione siciliana (ciò che restava dell'antico governo viceregio, ora chiamato "Luogotenenza").

Questo processo non riuscì mai del tutto al governo duosiciliano, ma fu portato avanti dai Savoia. Organo di controllo fu in particolare la "prefettura", di nomina governativa, affinché ci fosse da un lato un controllo capillare del territorio senza che per contro ci fosse in Sicilia alcuna autonomia decisionale.

Per questa ragione questa suddivisione amministrativa doveva essere radicalmente abolita dall'ordine regionale, sostituita da suddivisioni territoriali più adatte alle specificità del territorio.

Cessando le funzioni dello stato italiano in Sicilia ed essendo queste tutte trasferite alla Regione, non c'era bisogno di un'articolazione periferica dello stato in Sicilia. Certo sarebbe rimasto il problema dell'articolazione dell'amministrazione statale-regionale periferica nel territorio. Per questa la Regione avrebbe dovuto/potuto ridisegnare il tutto secondo criteri nuovi, con una riprogettazione da zero dell'intera macchina amministrativa pubblica: così per i suoi stessi organi periferici, come per gli enti pubblici o semi-pubblici distribuiti nel territorio.

Al posto dei Prefetti altri funzionari, preposti agli Interni e all'ordine pubblico, di nomina governativa siciliana, ne avrebbero dovuto prendere il posto.
Distretti, contee, valli o cos'altro? Solo la democrazia siciliana avrebbe espresso l'articolazione più rispondente alle esigenze dei cittadini ed economicamente più sostenibile.
In particolare, poi, l'ente "provincia" in quanto tale andrebbe soppresso, ente inutile per definizione e per eccellenza.
Al suo posto, per evitare un antieconomico frazionamento dell'amministrazione pubblica in piccolissimi comuni, sarebbero dovuti sorgere i "liberi consorzi" che non sono né consorzi facoltativi né obbligatori, ma una sorta di via di mezzo tra i due. Lo stato-regione avrebbe dovuto stabilire i criteri generali di amministrazione pubblica secondo i quali taluni servizi debbano svolgersi a livello consortile, le dimensioni minime e le deroghe per i consorzi, le modalità di formazione della volontà degli enti (territorio, popolazione, PIL,... dei Comuni partecipanti), la modalità di formazione di nuovi consorzi, l'accorpamento e i suoi limiti, etc. Così pure, per legge, la definizione dei "Consorzi metropolitani" per le maggiori aree e la possibilità di eleggere dei "Sindaci metropolitani", con una più ampia delega di funzioni a livello consortile per la maggiore integrazione di servizi che comportano le aree metropolitane.

A costo zero, con la riallocazione delle risorse umane esistenti, si sarebbero potuti avere tre aree metropolitane e una ventina di distretti minori o rurali, amministrazioni particolari per le piccole isole, e così via,...

Complemento di questo ordinamento sarebbe stata la "più ampia autonomia amministrativa e finanziaria" (chi ha detto che questo Statuto è "palermocentrico"?) per cui, di fatto, la Regione si sarebbe dovuta spogliare della gestione dei servizi al cittadino e della connessa amministrazione finanziaria per concederla ai livelli più vicini ai cittadini. Con oculatezza si sarebbero potute costituire enti inferiori ai comuni (frazioni e quartieri) ma con una delega vera di poteri e risorse e non come inutili stipendifici quali sono le attuali circoscrizioni.

E altro complemento è quello necessario della "legislazione esclusiva". Fatti salvi obblighi internazionali o comunitari, l'intromissione della legislazione italiana è solo fonte di confusione e complicazioni. La Sicilia deve avere un suo ordinamento degli enti locali completamente separato e autonomo rispetto a quello italiano. Altrimenti il sistema non funziona. E infatti non ha funzionato.

Ci si è limitati ad una imperfetta "legislazione concorrente", mirata solo ad espandere senza limiti il settore pubblico, con logiche irresponsabili e suicide, per l'Autonomia e per la Società siciliana.

Quanto alla più imbarazzante delle previsioni, l'abolizione delle province, si è provveduto con un paio di leggi gattopardesche, una degli anni '50 ed altra degli anni '80, a riesumarle col nome di "province regionali", lasciandole assolutamente intatte in ogni aspetto. Peggior tradimento dello spirito dello Statuto era difficile immaginare!"

ART.16

L'ordinamento amministrativo di cui all' articolo precedente sarà regolato, sulla base dei principi stabiliti dal presente Statuto, dalla prima Assemblea regionale.

"Articolo ormai inattuabile in modo letterale ma che ci ricorda come, nello spirito dello Statuto, la rivoluzione amministrativa, dovesse essere cosa di "breve termine". Comunque non sarebbe mai troppo tardi per dar vita a questo nuovo ordinamento, di fatto mai lanciato davvero."

Massimo Costa       

                              

L'ALTRA SICILIA-Antudo

 

Movimento del Popolo Siciliano "al di qua e al di là del Faro"

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sabato, 07 giugno 2008

Il Trattato di Lisbona deve essere respinto
http://www.laltrasicilia.org/modules.php?name=News&file=article&sid=1255
 La politica dell’Unione europea di consegnare l’economie nazionali del Vecchio Continente alla grande finanza sta provocando ondate di protesta sempre più violente: la rivolta per il prezzo del latte e la protesta dei pescatori sono soltanto la punta dell’iceberg di una sempre più accesa insofferenza nei confronti dell’Europa delle banche. Gli eurocrati, che non lesinano l’uso delle forza per domare la rabbia dei lavoratori, hanno paura. Temono che al referendum sul Trattato di Lisbona del 12 giugno gli irlandesi votino “No” per far colare a picco il progetto di imporre un governo europeo sovrannazionale. Nella vera Europa prende forza l’opposizione al trattato, anche e soprattuto dove i governi sono riusciti ad aggirare la volontà popolare negando il diritto al referendum.
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La Lira Siciliana
www.laltrasicilia.org - Che la Sicilia, con lo Statuto Speciale, divenisse un vero e proprio stato autonomo lo dichiarò persino Luigi Einaudi, il famoso economista, già governatore della Banca d’Italia e poi presidente della Repubblica, in occasione, nel 1948, della discussione all’Assemblea Costituente sul coordinamento dello Statuto siciliano con la Costituzione italiana.

In particolare, Einaudi, intuendo le eccezionali possibilità insite nell’art. 40 della carta costituzionale siciliana, paventava in quell’occasione ai costituenti, come ha ricordato anche Francesco Renda in “L’emigrazione in Sicilia” il pericolo che la Sicilia potesse battere “una lira siciliana diversa da quella italiana”.

All’allarme dell’economista piemontese rispondeva sicuro Andrea Finocchiaro Aprile, con l'affermazione che “noi Siciliani ci compiacciamo, perché ci darà, in un giorno che ci auguriamo non lontano, la possibilità di creare utilmente una nostra valuta”.

Quale, dunque, migliore attestazione avrebbe potuto ricevere la Sicilia, da quelle altissime personalità, riguardo alla sua sovranità politica che doveva essere prima di tutto sovranità monetaria?
Ma esaminiamo nei particolari la questione.

L’art. 40 dello Statuto siciliano recita testualmente:

- Le disposizioni generali sul controllo valutario emanate dallo Stato hanno vigore anche nella Regione.
- E’ però istituita presso il Banco di Sicilia, finché permane il regime vincolistico sulle valute, una Camera di compensazione allo scopo di destinare ai bisogni della Regione le valute estere provenienti dalle esportazioni siciliane, dalle rimesse degli emigranti, dal turismo e dal ricavo dei noli di navi iscritte nei compartimenti siciliani.

Il primo comma, in pratica, disponeva per la Sicilia l’uso di una moneta uguale a quella italiana (allora la lira).

Il secondo comma prevedeva, invece, l’istituzione, presso il Banco di Sicilia, di una Camera di compensazione, una specie di ufficio cambi, che doveva occuparsi di destinare ai bisogni della Regione Siciliana le valute estere provenienti dalle esportazioni siciliane, generatrici sempre di notevoli surplus commerciali, dalle rimesse degli emigranti che a fiumi hanno inondato le banche italiane in Sicilia e attraverso di esse il sistema industriale padano, dal turismo che ha lasciato e lascia nella nostra Isola enormi quantità di denaro e dal ricavo dei noli di navi iscritte nei compartimenti siciliani che per la mole di traffico marittimo dei nostri porti ha sempre raggiunto somme considerevoli.

E poiché per le valute straniere possedute dai siciliani doveva essere corrisposto un importo di pari valore in moneta locale, la norma in questione dava implicitamente al Banco di Sicilia la potestà di emettere le lire necessarie a pagarne il relativo cambio.

Lire che pur avendo la stessa denominazione di quelle italiane, avrebbero potuto avere nel tempo anche un valore notevolmente differente, perché emesse sulla base di una riserva valutaria che poteva essere anche di tipo “pregiato”.

Lire che, ad avviso dello scrivente, nel momento in cui avessero raggiunto un valore particolarmente importante, avrebbero potuto persino essere utilizzate come moneta di scambio.

Le lire siciliane che tanto avevano terrorizzato l’economista Einaudi, avrebbero, dunque, dato ai governi siciliani i mezzi per sviluppare l’economia dell’Isola e sconfiggere così la sua centenaria disoccupazione, ma soprattutto i mezzi per non dipendere economicamente e politicamente dal governo italiano.

Si parla tanto, oggi, di sovranità popolare della moneta: ebbene l’art. 40 dello Statuto Siciliano ha rappresentato e rappresenta uno di quei rari e fulgidi casi in cui il diritto ha previsto esplicitamente la proprietà pubblica della moneta. Col destinare ai bisogni della Regione Siciliana l’uso delle valute estere dei siciliani e di conseguenza la moneta emessa nell’Isola sulla scorta di tali divise, il legislatore ha inteso affrancare il Popolo Siciliano dall’usura del signoraggio delle banche centrali cosiddette “nazionali”.

Naturalmente tutto ciò non poteva essere in alcun modo tollerato dai quei poteri forti italiani che dall’unità in poi sono stati sempre dietro le quinte a depredare indisturbati i popoli del sud e soprattutto quello siciliano.

Come molte norme dello Statuto di Autonomia, grazie anche al tradimento dei molti ascari siciliani che investiti di responsabilità politiche hanno solo pensato al proprio miserabile tornaconto, quella dell’art. 40 ha subito la stessa sorte delle “grida” di manzoniana memoria e cioè una ineluttabile lettera morta!

E il Popolo Siciliano, all’oscuro di tutto, non immagina nemmeno le immense perdite economiche che ha dovuto subire a causa dell’inadempienza di tale norma.
- meridio siculo -

Sullo stesso argomento:

Autonomia Monetaria Siciliana
 
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L'ISOLA
www.laltrasicilia.org
Il quindicinale politicamente scorretto della diaspora siciliana

postato da: alphonsedoria alle ore 19:40 | Permalink | commenti
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venerdì, 16 maggio 2008
Da inoltrare a tutti. Grazie per la Sicilia e per il Popolo siciliano.
Multigraf  Editrice  Messina Via G. La Farina, n. 62, is. n. 149, 98123
tel/fax   090 9432048   333 7477702
14 MAGGIO 2008 - CONFERENZA RISERVATA ALLA STAMPA – Università di Catania
ANTONIO CANEPA e ATTILIO CASTROGIOVANNI
100° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA
14 MAGGIO 2008  -  ERNESTO GUEVARA - 80° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA
Gentile Direttore e/o Caporedattore
La Multigraf Editrice di Messina ha organizzato una CONFERENZA STAMPA,
mercoledì 14 Maggio 2008, dalle ore 10.30 alle ore13, presso la nuova sala "Coro di notte" del Monastero dei Benedettini, sede della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Catania, si è svolta la CONFERENZA STAMPA di presentazione delle manifestazioni dedicate ad ANTONIO CANEPA ed ad ATTILIO CASTROGIOVANNI.
Nella nuova sala multimediale, adiacente alla grande chiesa del monastero della Facoltà di Lettere dell' Università di Catania, per PRESENTARE le iniziative in occasione
del centesimo anniversario dalla nascita di due personaggi che hanno contribuito
grandemente ed in modo determinante alla Storia recente della Sicilia e del Popolo Siciliano.
Il Professor Antonio Canepa fu fondatore dell'EVIS,
combattente per la liberazione dell'Italia e grande
organizzatore-comandante per l'indipendenza della Sicilia.
Antonio Canepa nacque a Palermo il 25 ottobre 1908.
L'avvocato Castrogiovanni fu uno dei padri
dello Statuto del Parlamento Siciliano
e Deputato del Popolo Siciliano.
Attilio Castrogiovanni nacque a Linguaglossa il 15 maggio 1908.
Ernesto Guevara nacque nella città di Rosario in Argentina il 14 maggio del 1928, fu registrato ufficialmente all'anagrafe dai suoi genitori il 14 giugno 1928.
In questo primo appuntamento sono state presentate due iniziative.
1) La RISTAMPA di un libro dedicato ad Attilio Castrogiovanni
realizzata a cura di A.CU.DI.PRO.SI con il suo grande
organizzatore Mariano Crisafulli.
L'opera del Prof. Girolamo Barletta, già preside del Liceo Classico di Giarre, si intitola "l'uomo della rabbia". Il libro fu pubblicato nel 1986 a cura del Comune di Linguaglossa, luogo di radicamento della famiglia di Attilio Castrogiovanni.
Nonostante l'assenza (giustificata) dei due relatori, il titolare della Multigraf Editrice (Rosario Baeli) ha presentato ugualmente la ristampa del libro nel corso della C.S. sottolineando anche che alcuni quadri della  MOSTRA sono stati dedicati ad Attilio Castrogiovanni e alle sue attività a Catania nel 1944.
Il volume puo' essere richiesto direttamente a Mariano Crisafulli ai seguenti numeri: tel. 095 7702230; 348 8454118; ACUDIPROSI (Mascali) 095 966700.
Se volete ritirare il libro personalmente, in orari d'ufficio, potete passare da Mascali.
L'ufficio ACUDIPROSI di Mascali è di facile localizzazione, si trova lungo la strada statale 114 che passa nel centro di Mascali, accanto al Municipio, di fronte alla famosa Pasticceria Condorelli (individuabile in lontananza dall'auto, provenendo dalla parte di Catania, con una grande tenda da sole di colore verde), in pieno centro di Mascali.
Mascali è una bellissima località balneare ed ha un centro urbanizzato esemplare, degno di una piccola moderna cittadina. Sono famosi alcuni eccellenti prodotti dell'agricoltura tipici delle coltivazioni di Mascali.
2) UNA MOSTRA IN 10 QUADRI sui  fatti storici del 1943-45,
dedicata ad Antonio Canepa e Attilio Castrogiovanni, intitolata:
“COMANDANTE MARIO TURRI”
I quadri, in grande e medio formato, sono stati realizzati dal Maestro Juan Miano, diplomato all' Accademia di Belle Arti di Buenos Aires,
vive in Sicilia da alcuni anni, ha già realizzato mostre d'arte con soggetti storici (Federico II, L'assedio di Messina durante la Guerra del Vespro).
I dieci soggetti riguardano fatti accaduti a Palermo, Catania, Randazzo, Cesarò, Giarre, Gerbini-Sferro. Tutti i quadri sono frutto di ricerche storiche in un panorama documentale spesso difficilmente accessibile ancora oggi, a oltre sessant'anni dai fatti rappresentati. Rosario Baeli ha contribuito all'ideazione del quadro dedicato ai fatti di Giarre.
Erano presenti per rispondere alle domande dei Signori giornalisti, in ordine di intervento:
il Professor Agatino Vittorio (Facoltà di Scienze Politiche Università Catania)
relatore di una recente tesi di laurea  su Antonio Canepa,  Il Professore Vittorio ha tracciato una breve
 cronologia della vita di A. Canepa evidenziando l'aspetto educativo-didattico verso gli studenti universitari alla causa della Sicilia INDIPENDENTE ma anche la grande capacità di azione che lo rese un personaggio unico nel panorama storico di quegli anni. Canepa era un grande intellettuale ma anche un uomo “da combattimento”, partigiano e comandante di reparti armati e capace di far saltare le basi dei nemici (come fece con l'aeroporto tedesco di Gerbini-Sferro nel territorio di Paternò prima dello sbarco anglo-americano, per questo motivo era “ricercatissimo” dai nazi-fascisti che misero una taglia sulla sua testa)
la Signora Teresa Canepa (già direttrice di banca), figlia del Prof. Antonio Canepa, che ha ricordato i fatti familiari e storici collegati al padre (aveva18 mesi quando fu ucciso il padre) precisando il suo parere su alcune considerazioni del Prof. Agatino Vittorio ; La Sig.ra Canepa pur avendo avuto recentemente due gravissimi lutti in famiglia (la prematura scomparsa del marito  e poco dopo la morte un figlio in un incidente stradale) è intervenuta con grande forza d'animo e partecipazione, sostenendo le tesi che da oltre 20 anni propone nei suoi incontri pubblici nel ricordo del grande padre e nel progetto, sempre vivo e senza compromessi, di una Sicilia libera e Indipendente.
il Maestro Juan Miano che ha realizzato i quadri dedicati a Canepa e Castrogiovanni, ha  raccontato la lunga e laboriosa gestazione delle opere nella ricerca continua di informazioni storiche e immagini dell'epoca per riportare nei quadri una fedele ricostruzione al massimo dei riferimenti bibliografici recuperati e degli archivi fotografici gentilmente resi disponibili da enti pubblici e privati.
Non mancano riferimenti e citazioni a grandi opere della pittura contemporanea che hanno segnato questi ultimi cento anni della iconografia mondiale nell'impegno sociale e democratico. I quadri di Miano sono di grande effetto scenico tale da costituire una interpretazione in forma compiuta di “TEATRO DELLA STORIA”  vedasi i quadri dedicati ai fatti di MURAZZURUTTU, GIARRE, BIVIERE CESARO', MUNICIPIO DI CATANIA, DISTRETTO MILITARE DI CATANIA, VIA MAQUEDA più che fugaci e lontane memorie sembrano solenni allestimenti scenici sul grande palco della Storia.
La simmetria del quadro dedicato a Canepa e Finocchiaro Aprile ci trasferisce da una familiare immagine bidimensionale (alla maniera dei faraoni della Storia), con una disposizione scenica popolare che confronta i due protagonisti, lanciando l'osservatore verso una dimensione tridimensionale costruita su solidi mattoni costituiti dai tomi delle opere più importanti delle menti eccelse della Sicilia, proiettandoci verso un cielo di eventi storici ove le figure sono pianeti e la grandiosità degli eventi prevale anche sulla loro normale sequenza cronologica per diventare una costellazione di brillantissime sorgenti di ammirazione ed esempio per le generazioni presenti e future.
L'Architetto Salvatore Morana di Bagheria, che ha concluso gli interventi, ha fatto il punto politico-sociale e soprattutto ha sottolineato il GRAVE DANNO arrecato alla Sicilia ed al Popolo Siciliano da 60 anni di censure di Stato, di amnesie storiche e  dell' informazione  distorta che ha nascosto figure come Antonio Canepa e Attilio Castrogiovanni che hanno fatto tanto per la conquista della libertà e della  Democrazia in Italia e che hanno sacrificato gli anni migliori e la loro stessa vita per la libertà e l'Indipendenza della Sicilia e del Popolo Siciliano.
La Multigraf ha invitato la Signora Isabella Bambara (nipote di A. Castrogiovanni) che ha fatto sapere, tramite la sua segreteria, di fare tutto il possibile per essere in tempo utile a Catania  essendo irrevocabilmente impegnata a Messina,
l'Avvocato Rizzo Nervo, con qualche piccolo problema di salute,  ci ha fatto sapere da Cesarò di essere idealmente presente.
Dopo un breve ristoro Teresa Canepa ha ripreso il viaggio di ritorno verso Cefalù.
Un gruppo di siciliani ha deciso di far rivivere la Bandiera della Sicilia facendola sventolare sul palazzo che fu la sede del MIS in Via Etnea. Durante quelle ultime giornate di libertà del 1944 Attilio Castrogiovanni si era trincerato dentro Palazzo Carcaci, ai quattro canti, per opporsi alla chiusura antidemocratica delle sedi del Movimento Indipendentista Siciliano operate dalle prefetture governative dell'isola. Attilio Castrogiovanni aveva fatto circondare l'edificio con il filo spinato Insinuando negli assediatori il timore che il palazzo
fosse minato e che le reti metalliche fossero collegate con l'energia elettrica., rendendolo inavvicinabile.
La difesa di resistenza durò diversi giorni sino al 14 maggio 1944 quando i carabinieri aprirono un varco e occuparono l'edificio arrestando Attilio Castrogiovanni.
La Bandiera Siciliana che dominava sulla Via Etnea fu tolta dal Palazzo e Attilio Castrogiovanni finì in carcere per oltre un anno sino a quando non fu eletto Deputato dal Popolo Siciliano all' Assemblea Costituente il 2 giugno del 1946 e l'anno successivo Deputato nel Parlamento Siciliano.
A distanza di 64 anni, nello stesso giorno, una grande Trinacria sorridente e sorniona su una Bandiera rosso-gialla della Sicilia di 3 metri per 2 si è aperta alla corrente ventosa della Via Etnea di fronte al palazzo che ancora oggi ospita la (allora) prefettura “fascista” abolita dalla Statuto del Parlamento Siciliano del 1946.

l responsabile ACUDIPROSI, Mariano Crisafulli ed il Prof. Girolamo Barletta a causa di un incidente stradale, senza gravi conseguenze per Crisafulli,  sono rimasti bloccati a Mascali; In orario pomeridiano ci siamo recati in visita presso l'abitazione di Mariano Crisafulli per accertarci che il grande Mariano non risparmi visite mediche e analisi cliniche e per verificare il suo stato di salute. Gli è stato refertata una contusione con una vistoso graffio sulla fronte effetto del colpo frontale attutito fortunatamente dal parasole dell'auto. Mariano accusa i sintomi tipici del “colpo di frusta” dei tamponamenti stradali ma nulla di grave. L'evento capitato a Mariano non è che uno dei numerosi casi di pericolo che ogni giorno circondano gli automobilisti sulle strade siciliane.
Un esempio per tutti la vergognosa organizzazione del Giro d'Italia  proprio nella tappa Catania-Messina, di luned' 12 maggio, guarda caso transitata proprio da Murazzuruttu sullo stesso percorso che fece Antonio Canepa ed i suoi compagni di battaglia, da Cesarò a Giarre chiusi poi, ANCORA VIVI,  nelle bare di legno dai reali carabinieri e trasportati a passo lento verso la disumana e criminale sepoltura dei corpi in agonia.
Il piccolo autoveicolo FIAT 500 su cui viaggiava Mariano Crisafulli, invece risulta notevolmente danneggiato dal lato del passeggero.
Sono visibili due brevi precedenti interviste rilasciate dalla Signora Teresa Canepa
e dalla Signora Isabella Bambara sui fatti del 1943-45, vedere i seguenti video:
http://www.taorminacity.com/tao_Info/index_info.htm
http://www.youtube.com/watch?v=kEZqtuV3YsI
Durante la C. S. sono stati presentati alcuni quadri della Mostra
proiettati sul grande  schermo della sala che é stata ottimamente adattata per riprese video e registrazioni audio.
L'ospitalità della Presidenza della Facoltà di Lettere è stata curata da un funzionario che ci ha dato ogni aiuto per fruire dei locali nel miglior modo possibile.
Anche dalla Biblioteca si sono attivati per farci accedere alla sala con il veloce trasferimento di tutti i nostri supporti tecnici e di allestimento evitando inutili perdite di tempo e di allungamento del percorso.
Per tutto questo ringraziamo per l'ospitalità la Facoltà di Lettere della grande e antica Università di Catania
dove Antonio Canepa e Attilio Castogiovanni hanno seminato  il germe della libertà e della democrazia che aspetta di essere raccolto da tutti coloro che coerentemente con le idee di questi padri fondatori, intravedono una sola possibilità di salvezza per il Popolo Siciliano, l'INDIPENDENZA.
Sono stati realizzati diversi video per gli oltre 90 minuti di conferenza stampa.
Due di questi video sono nel sito www.messinacity.com
nelle NEWS   oppure su www.youtube.com
cercare ONIR56 oppure direttamente:
http://it.youtube.com/watch?v=VU5IjrYy7E4

http://it.youtube.com/watch?v=BT0mBAzO3cw
Era presente una emittente televisiva di Acireale (REI TV) con una telecamera ed una giornalista che hanno realizzato numerose interviste e hanno ripreso buona parte della Conferenza Stampa.
Il giornalista Umberto Darrò ha rivolto una domanda a Teresa Canepa sul ruolo degli inglesi nella attività in Sicilia di Antonio Canepa. Hanno risposto i tre relatori.
Era altresì presente Vito Vinci in qualità di spettatore ma in realtà fondatore di molti movimenti per l'autodeterminazione della Sicilia.
Ringraziamo, Gianluca Castriciano di Messina, Giuseppe di Catania, Orazio di Mascali per aver contribuito alla riuscita della conferenza.


Il primo appuntamento pubblico per le manifestazioni celebrative
era stato fissato per il 14 giugno a Randazzo
ma la concomitanza con la successiva decisione
della giornata elettorale comunale e provinciale
ha necessariamente fatto rinviare la data
che sarà tempestivamente comunicata in seguito.
In attesa del prossimo incontro CONFERENZA-STAMPA
inviamo i nostri più cordiali saluti e auguri di buon lavoro.
per informazioni    333 7477702    baeli@messinacity.com
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lunedì, 25 febbraio 2008

Comunicato Stampa FNS- Komunikatu Stampa FNS

 

L’FNS CHIEDE LA IMMEDIATA DEFISCALIZZAZIONE DEL PREZZO DELLA BENZINA E DEGLI ALTRI DERIVATI DEL PETROLIO.

 

 

      <<  A CAUSA DEL  FATTO CHE  LA INFLAZIONE REALE OGGI E’ SUPERIORE AL 4,8 PER CENTO E A CAUSA DEL FATTO, ALTRETTANTO GRAVE,  CHE , in  ITALIA,  SI REGISTRA UNO DEGLI AUMENTI   PIU’ SPUDORATI  DEI  COSTI DELLA BENZINA E DEGLI ALTRI DERIVATI DEL PETROLIO , GLI INDIPENDENTISTI DI LU FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU CHIEDONO  AL GOVERNO IN CARICA ( IL GOVERNO CIOE’ CAPEGGIATO DA  ROMANO PRODI )  ED ALLA CLASSE POLITICA ED AI PARTITI  SIA DI MAGGIORANZA CHE DI OPPOSIZIONE  CHE  SI PROCEDA IMMEDIATAMENTE ALLA FISCALIZZAZIONE DEL PREZZO AL CONSUMO DELLA BENZINA E DEGLI ALTRI  PRODOTTI PETROLIFERI .>>

<< Soprattutto in SICILIA.>><< Avremmo così una spinta decisiva per rimettere in moto la nostra economia. Ed avremmo altresì  una boccata di ossigeno per far fronte alle esigenze della vita quotidiana della nostra Società… >>

 

      Ha dichiarato il Segretario dell’ FNS ,  GIUSEPPE SCIANO’, che ha così proseguito:

 

     << La SICILIA reclama i suoi diritti e non chiede misure assistenziali o, peggio, gesti caritatevoli. RECLAMA  , infatti , il riconoscimento ed il rispetto del suo RUOLO di AREA DI PRODUZIONE E DI RAFFINAZIONE DI CARBURANTI . E di  AREA  “PERIFERICA” ,  DI CONFINE, DELLA UNIONE EUROPEA. >><< In queste condizioni, sono necessari provvedimenti seri, capaci di incidere sulla realtà e non contraddittori. Mentre  la eventuale,  modestissima,  riduzione di pochi centesimi al litro,- promessa dal Governo italiano, -  apparirebbe inadeguata, se non provocatoria.>>

      << Va peraltro sottolineato che la Sicilia è discriminata in tal senso dall’ Italia . Ed è discriminata anche dalla Comunità Europea.>>

      << Riteniamo opportuno e doveroso puntualizzare e denunziare , pertanto,  che nell’ambito della Unione Europea le Isole e le aree geografiche che hanno lo STATUS della Sicilia godono di questa e di altre agevolazioni. Mentre la Sicilia ne ha soltanto gli “svantaggi”.>>

 

 

Palermu, 24 Frivaru (febbraio) 2008.

 

                                                                                          L’ADDETTO ALLA COMUNICAZIONE ED ALLE P.R.

                                                                                                       ( Giovanni Basile)

 

 

 

 

Frunti Nazziunali Sicilianu “Sicilia Indipinnenti”- Fronte Nazionale Siciliano “Sicilia Indipendente “ Via Brunetto Latini, 26,  90141 PALERMO,

 

Tel. 091-329456./ <<  scianogiuseppe@aliceposta.it >>

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mercoledì, 20 febbraio 2008

Comunicato stampa FNS – Komunikatu stampa FNS

 

 

ELECTION DAY. INFELICE ED INOPPORTUNA, - OLTRE CHE SERVILE, - LA DECISIONE DEL GOVERNO

REGIONALE DI FAR COINCIDERE LA DATA DI SVOLGIMENTO DELLE ELEZIONI REGIONALI CON QUELLA DELLE ELEZIONI POLITICHE.

 

 

 

        Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu protestano contro la scelta del Governo Regionale Siciliano di far coincidere la data di svolgimento delle elezioni del Presidente della Regione e dei Deputati all’Assemblea Regionale con quella delle elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano.

         E’ questo un segno evidente di subordinazione culturale e politica che procurerà, fra l’altro, confusione generale e disattenzione nei confronti delle scottanti tematiche che coinvolgono in maniera specifica il Popolo Siciliano.

         Ed è, nello stesso tempo, la ennesima dimostrazione della scarsa considerazione nella quale sono tenuti i valori e le prerogative e la specialità dello Statuto Siciliano. Proprio da chi dovrebbe difenderne il RUOLO e la INTEGRITA’.

          Ed è pure un modo per eludere la centralità della QUESTIONE SICILIANA.

          Il tutto per privilegiare calcoli ed appetiti elettorali e politici di un livello a dir poco basso. Insomma : è il trionfo dell’ASCARISMO , della OMOLOGAZIONE  e di tanti altri squallidi fenomeni della vita politica del momento.-

 

 

Palermu, 20 frivaru 2008.

 

 

                                                                                                    ‘U SIKRITARIU FNS

                                                                                                      (  Giuseppe Scianò )

                                                                                                << scianogiuseppe@aliceposta.it >>

 

 

FRONTE NAZIONALE SICILIANO “SICILIA INDIPENDENTE” VIA BRUNETTO LATINI 26  90141 PALERMO Tel. 091 329456

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mercoledì, 13 febbraio 2008
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1) GRAZIELLA CAMPAGNA 12 febbraio.
"ANNAUMU A' MANCIARI A PIZZA UNNI PELLEGRINO CU MARESCIALLU GIARDINA"
Oggi udienza nell'aula B del Tribunale di Messina.
Sempre nuove richieste degli avvocati dei boss per rinviare la causa e
stancare i giurati che rappresentano il Popolo (quale Popolo non è
specificato).
L'aula  B del Tribunale di Messina è ferma al 1938
http://www.giustiziamessina.it/moduli/palazzo_piacentini.asp
Vedi foto allegata.Notare la figura centrale tiene in mano una bilancia
quasi strisciante sul pavimento, la spada in alto sopra la testa.....
anche la normale quotidiana manutenzione è ferma da tempo :
polvere a batuffoli in ogni angolo, lampade in bilico sulle teste dei
presenti, vetri staccati dalle finestre rumorose ad ogni folata di vento, e
di vento a Messina ne tira molto.
Solo i bassorilievi sono in ottimo stato tanto da risultare ornamentali con
i loro due colori base bianco e marrone, un contrasto netto e preciso senza
ombre. Se visitate il sito del Tribunale potrete vedere che nella pagine
della Storia del palazzo non sono scritte mai le parole: architettura
fascista. Alla faccia della descrizione storica-architettonica!

La Gazzetta del Sud di oggi riportava la notizia diffusa con grande tempismo
"LA FICTION della RAI del 24 febbraio sarà rinviata a data da destinarsi,
forse a marzo."





L'udienza è cominciata presto, gli avvocati dei boss hanno chiesto di
informare la RAI per rinviare la trasmissione programmata per il 24
febbraio, il Presidente ha fatto osservare che la RAI non ha nulla a che
vedere con il Tribunale di Messina, dopo altre due entrate ed uscite
dall'aula la Giuria Popolare ha respinto le ultime richieste degli avvocati
dei boss.
Al rientro in aula il Presidente ha  fissato le prossime date ( 8 marzo, 12
e 13 marzo) poi ha dato la parola al Pubblico Ministero. Il volume era
troppo basso molte parole si sono perse, il significato delle frasi che
seguono è ricostruito.

Questo processo dura da 22 anni...non per creare scenari come nell'opera dei
pupi...vi è in atto uno scontro....quello scontro inerisce alla causale di
questo processo. Personaggi coinvolti magistrati, forze dell'ordine...una
storia che si può fare un romanzo noir...che ha fatto trascinare 22 anni....
Sciascia lo ha chiamato CONTEST ...
io mi rivolgerò ai giudici togati..... nella mia esperienza in assise in
Calabria io ho fatto di tutto affinchè i Giudici Popolari conoscessero i
fatti del processo....quella acutezza delle forme del processo....quà non si
amministra solo in nome del Popolo Italiano ma è il Popolo stesso che
giudica in aula....
l'avvio stentato del procedimento in questione è dovuto a.....
non vogliamo che la memoria di Graziella Campagna rimanga schiacciato.....
Quell' apparente eccesso di prove testimoniali..... così interrotte dal
processo ...questa sovrabbondanza era rivolta a causare in questo processo
Sfameni collaborante...Carriolo....OASI DI VILLAFRANCA...Tangeri in salsa
siciliana alla Norma.
Tutto doveva essere tenuto lubrificato e segreto.

La strategia difensiva è stata ridurre tutto alla latitanza di Alberti...
La causale di questo delitto e lo sfondo del crimine che si doveva coprire
era l'oasi dei latitanti che si era consolidata a Villafranca.....

Le responsabilità dell'arma dei Carabinieri in questo antefatto è
evidente......
Un pattuglia ferma due persone in auto a Villafranca...
il CC chiede il libretto di circolazione...il CC chiede la data di nascita.-
il guidatore risponde e sbaglia la data della sua nascita...il Fricano
(sedicente)scappa   i CC non hanno nessun allarmante sospetto..forse hanno
paura di trovare una giustificazione per il proprio superiore.....
l'ing Cannata (sedicente) dice ai CC : chieda al Maresciallo Giardina siamo
amici , lavoro dal Dottor Crisafi controllate....
poi approfittano di un'altra auto che distrae i CC e si allontanano....
praticamente scappano lasciando la patente ai CC....e questi non fanno
nulla....li lasciano andare via....in altri casi simili diversi
automobilisti sono stati fatti segno con colpi di arma da fuoco sol perchè
non si sono fermati all'alt....ed in questo caso (molto sospetto) invece
nulla...lasciano la patente (sbagliando la data di nascita) e nessuno li
ferma...
A questo punto il P.M., che si trova a metà tra il banco della la Giuria
Popolare e gli avvocati è infastidito dal CROCIFISSO che si trova tra lui ed
il Presidente, un CROCIFISSO alto 50 cm, posto sul banco proprio sulla
traiettoria visiva tra il PM e tutta la Giuria con al centro il Presidente,
a pochi centimetri dalle sue mani gesticolanti.....
Il P.M. prende il CROCIFISSO con tutta la base e lo sposta lateralmente
fuori dalla traiettoria visiva tra lui e la presidenza dicendo: nei
tribunali ecclesiastici non ci sono i crocifissi sul tavolo nel nostro
tribunale si...non ho niente contro i crocifissi ma almeno non sulla
traiettoria della corte.

Tornando ai CC, che non sospettano nulla ...anche il CC Rossello conosceva i
due sedicenti amici di Giardina...mentre lo stesso Giardina dichiara di non
conoscerli....
una delle questioni più ripetute sono le intercettazioni ambientali fatte da
Piero Campagna....

ma ci sono altre cose rilevanti...la signora dichiarava che:
"annaumu à manciari a pizza unni Pellegrino cu Maresciallu Giardina (dei
CC).
Lo dico in Siciliano perchè qua siamo tutti siciliani, non si dovrebbe ma
siamo tutti qua in Sicilia....non siamo più ai tempi degli invasori
Piemontesi....possiamo parlare in siciliano.....(bontà del P.M.)

Le richieste finali del P.M. sono state ergastolo per Alberti e Sutera, 4
anni per le due donne per favoreggiamento




2) PASQUASIA..... E QUEL CHE RIMANE DELLA SICILIA PER IL TURISMO
di Maurizio Cirignotta  da Gela
Ipotesi e realtà di una Sicilia distrutta dalle Industrie Petrolifere e
dall’inquinamento che oggi ha ipotecato lo sviluppo turistico delle spiagge
di Gela,Milazzo e Priolo. Dove andare quindi ?.Per una gita fuori porta
all’insegna della pulizia ambientale e della calma salutare si ritiene utile
la scelta di, andare dove le verdi praterie siciliane, sono all’indice
dell’aria pulita e dove veramente lo sviluppo industriale che inquina è
inesistente, in questo senso ricordiamo,tra le zone più belle l’ex Miniera
di Pasquasia situata in un contesto verdeggiante che caratterizza il Cuore
della Sicilia . Sarà vero tutto questo ? Alcuni giornalisti locali hanno
posto importanti interrogativi ,avvalorati anche dalle dichiarazioni
dell’istat e di eminenti Oncologi, tra cui il Dr. Cammarata,che hanno
affermato come ad Enna 16 persone su 10.000 muore di tumore ,un dato che
rapportato a quello di milano di 12 persone ogni 10 mila è preoccupante
vista l’assenza di industrie inquinanti nella zona. Addentriamoci quindi a
questo punto nei tanti perche’ e nelle verità nascoste delle miniere
siciliane dislocate in tutta la Sicilia ,portando come esempio “Pasquasia”.
Partiamo dalla storia della Miniera di Pasquasia ,chiusa nel 1992 per
ragioni non ancora completamente appurate, è la più importante miniera di
superficie per l'estrazione di zolfo e solfato di potassio della Sicilia,
situata in provincia di Enna, in territorio della città capoluogo, al centro
dell'isola, lungo la valle del fiume Morello. La qualità dello zolfo
prodotto è così elevata che le formazioni gessoso-solfifere alludono a
Pasquasia per antonomasia (nota è la formazione di Pasquasia). Pasquasia
sorge su un dosso lungo la Strada Statale 122 Catanese, a metà strada tra
Enna e Caltanissetta, nell'omonima contrada, ai piedi del monte Pasquasia di
610 m. di altezza. Essa è oggi, probabilmente, uno dei più validi esempi
reperibili in Sicilia di archeologia industriale: il grande complesso di
strutture che servivano le massicce attività della miniera, peraltro moderne
ed efficienti, sono ben visibili dalla sottostante strada statale, ed
appaiono come grandi edifici di funzione meccanistica di colore bianco, con
un castelletto d'acciaio ormai in rovina. Il fulcro della miniera è il Pozzo
3, incuneato nel demanio forestale. La chiusura della miniera, che per
qualche secolo ha rappresentato una delle più importanti fonti occupazionali
per le province di Enna e Caltanissetta, nell’ultimo periodo e stata gestita
dall’Italkali Spa che  negli esercizi 1981-1991 ha conseguito un fatturato
di (Potassio e Salgemma) di 1.563 miliardi, realizzando utili per 23,6
miliardi. Nel comparto Potassio inoltre l’Italkali Spa, ha conseguito un
fatturato di 616 miliardi, realizzando utili stimati in 9.3 miliardi. Molti
sostenevano , in quel periodo, che in Sicilia, la quantità di sale presente
nel territorio è illimitata, da Mazara del Vallo a Catania e solo con il
salgemma il fatturato annuo ha sfiorato i 130 miliardi, con 700 dipendenti,
oltre ad un altro migliaio nell’indotto. Quando l’Italkali era in attività
con in sali potassici di “Pasquasia” rappresentava la terza azienda  al
mondo come fatturato e la prima per qualità nel settore. Perchè allora la
miniera di pasquasia è stata dimessa? Quali interessi ? Dalle notizie ed
interviste fatte, sembra che il governo abbia decretato la cessazione
dell'attività estrattiva allo scopo di depositare nel complesso scorie
nucleari. Invero, la versione ufficiale circa la chiusura riguarda gli alti
costi per la realizzazione di una condotta di scarico lunga 90 km fino a
Licata. Cosa c’è di vero in tutto questo? Dai giornali si ipotizza
addirittura un’ inaspettato incidente nucleare verificatosi probabilmente
intorno al 1995 durante una fase sperimentale di laboratorio per verificare
la reale consistenza del sottosuolo della miniera su eventuali dispersioni
di radiazioni. Lo testimonierebbe la presenza di Cesio 137 nelle vicinanze
di Pasquasia, riscontrata dall’Usl nel 1997 in concentrazione ben superiore
alla norma. Se l’emissione nell’aria di questo radionuclide è normalmente
provocata da disgrazie all’interno di centrali nucleari, perché la presenza
a  “Pasquasia” dove non esiste nessuna centrale nucleare? Molti i dubbi che
ci riportano alla demonizzazione della Sicilia da parte dei governi
centrali,infatti dei deputati regionali si sono molte volte trovati davanti
ad un “muro di gomma”. Alcuni sono convinti che su Pasquasia ci sia il
segreto di stato. A questo proposito la decisione di qualche anno fà del
consiglio dei ministri che individuò, sempre discapito della Sicilia, ben
tre luoghi alternativi al sito di Scanzano Jonico per il deposito di scorie.
Erano tutti siti del centro Sicilia tra cui la miniera di Salinella vicino
Enna, una ex miniera di zolfo tra i comuni di Agira e Assoro, un’altra
vicino Resuttano,nella zona di Caltanissetta.
Ad avvalorare tutto questo anche una decisione precedente della commissione
europea che stilò nel 1977, una lista che individuava in Italia 134 siti
idonei ad ospitare un deposito geologico per i rifiuti radioattivi;  tra i
siti individuati ci sarebbero: in Sicilia- Regalbuto, Agira, Assoro
Villapriolo, Pasquasia, Resuttano, Salinella, Milena, Porto Empedocle,
Realmonte, Montallegro;- in Calabria Fiume Neto e in Basilicata Scanzano.
Ben 9 comuni accreditati sono in Sicilia !!. Riguardo il segreto di stato
dobbiamo riportare per dovere di cronaca un’intervista pubblicata nel 2001
all’On. Grimaldi  a suo tempo assessore al territorio e ambiente della
regione siciliana che dice -“«Quando cercai di entrare a Pasquasia con dei
tecnici, con degli esperti del mio assessorato, ebbi grande difficoltà ad
accedervi, perché non volevano che entrasse la televisione. Non volevano nel
modo più assoluto che si vedessero i pozzi. Quando poi sono riuscito ad
entrare all'interno della miniera, la cosa più strana che vidi era che uno
di quei pozzi, che loro chiamavano bocche d'aria o sfiatatoi enormi e
profondi di diametro più di 15 metri, era stato riempito con materiale che
di sicuro era stato trasportato all'interno della miniera per chiudere, per
tappare in modo definitivo quella bocca. E non si tratta di materiale
buttato dentro casualmente come può verificarsi in una miniera
temporaneamente chiusa, come quando qualcuno che vede una pietra e che la
butta dentro. Qui si tratta di TIR carichi di materiale che poi hanno
buttato dentro appositamente per seppellire e nascondere un qualcosa»-.
Parallelamente  a queste dichiarazioni le indagini della procura sull’
Ecomafia  e le confessioni, del pentito Messina che avrebbe parlato di un
probabile coinvolgimento dei servizi segreti nell'affare Pasquasia infatti
sembra che negli anni '80 agenti il SISDI avrebbero contattato l'allora
amministrazione comunale per richiedere un'autorizzazione a seppellire in
quella miniera materiale militare. Cosa c’è dietro a tutto questo ? Forse il
coinvolgimento delle stesse istituzioni Italiane che sanno e non parlano?.
L’ultima parola ad un giornale"L’Ora Siciliana" che il, 22 dicembre 2007 ha
denunciato : - “A Pasquasia ci sarebbero rifiuti nucleari , infatti nell’ex
miniera fin dal 1995 vi sarebbero depositate scorie di medio livello. Ma la
cosa più preoccupante sarebbe che dal 2010 a Pasquasia finirebbero anche le
famigerate HLW di terza categoria, ossia le scorie la cui radioattività
decade nel corso di migliaia di anni”. Molta carne al fuoco e nessuna verità
che si associa ad un’ amara realtà per la Sicilia ,Invece di morire di
vecchiaia si muore di Tumore?. La realtà che oggi le zone incontaminate in
Sicilia sono pochissime perché quello che si vede all’esterno è  molte volte
non corrispondente a quello che c’è nel sottosuolo dell’isola siamo forse
diventati la fogna d’Italia ?. Dove andare a fare una gita fuori porta
all’insegna dell’aria pulita  e del disinquinamento ambientale?. Lasciamo
infine la parola ai politici Siciliani ed alla imminente campagna
elettorale…….. Maurizio Cirignotta



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venerdì, 01 febbraio 2008

KOMUNIKATU STAMPA FNS - COMUNICATO STAMPA FNS

 

CASO CUFFARO. NON SI PUO’ APPROFITTARNE PER CALPESTARE LO STATUTO SICILIANO.

 

         In ordine alle notizie e alle polemiche sull’ avvenuta firma del Decreto di DESTITUZIONE da parte del Capo del Governo Italiano, PRODI, nei confronti dell’Ex Presidente della Regione Siciliana, Salvatore CUFFARO, gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu- Fronte Nazionale Siciliano ,che peraltro ne avevano già chiesto le dimissioni , – ritengono doveroso ribadire che , - anche a prescindere dallo stesso Caso Cuffaro, - a norma dello Statuto Siciliano e ,quindi ,  della Costituzione Italiana, la competenza in materia  è dell’ALTA CORTE PER LA REGIONE SICILIANA. Ciò in forza  degli articoli 25,26 e 27 dello stesso Statuto.

   

         Va pure puntualizzato che una eventuale esecuzione del provvedimento del Governo Centrale  costituirebbe  pure una ulteriore violazione del PACTUM del 1946, che è alla base della “Specialità” dello Statuto suddetto.

        

         Non si possono , infine, trascurare le seguenti considerazioni,  di carattere pursempre giuridico ,ma con notevoli implicazioni morali e politiche : 

1) – La Legislazione, vigente in Italia e riguardante le altre Regioni e  tanti variegati Enti ,-  a nostro parere; a giudizio di qualificati costituzionalisti e principalmente in forza dello spirito, della lettera e delle “guarentigie” della CARTA COSTITUZIONALE , - non è affatto applicabile alla Regione Siciliana e al Presidente pro-tempore . Probabilmente non è applicabile neppure ai “ Presidenti” delle Regioni a Statuto ordinario ( in questa sede, tuttavia, il “particolare” non ci interessa molto). In ogni caso bisogna ricordare che NESSUN CITTADINO può essere sottratto al suo Giudice “Naturale”……

2 ) –L’Ex Presidente della Regione, Cuffaro, si è già dimesso (e al suo posto opera legittimamente il Vice Presidente) . Cuffaro, cioè,  non è più in carica. Non à più Presidente .Si è auto-destituito. Ed il Parlamento Siciliano ne ha preso atto.

3) – La LEGALITA’ COSTITUZIONALE ed il RISPETTO DELLO STATUTO sono VALORI . SONO PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA DEMOCRAZIA  E DELLA CERTEZZA DEL DIRITTO.   E  PREVALGONO –(DEVONO  PREVALERE) - sulle passioni, sulle strumentalizzazioni e sui calcoli politici.

      Soprattutto in uno Stato che vuole essere STATO DI DIRITTO…-

 

 

 

Palermo, 31 01 – 2008.

 

                                                                                                                               Giuseppe Scianò, Segretario FNS

 

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