


« Due cose mi sorprendono: l'intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini. » Bernard
« I politicanti siciliani hanno sempre considerato il Parlamento Siciliano come una palestra ed un trampolino di lancio per potere essere proiettati in un futuro nel vero Parlamento, che per loro è quello italiano. Si possono, perciò, mettere in contrasto, quando il contrasto si manifesta, con i loro padroni di Roma?
Ecco perché non viene esercitata per come si deve la competenza esclusiva a legiferare sulle materie di cui all’art. 14 dello Statuto, non vengono abolite le Province e le Prefetture (art. 15), l’Alta Corte per la Sicilia viene fatta silenziosamente sparire (art. 24 e segg.), la polizia non viene messa agli ordini del Presidente della Regione (art. 31) e così via. In compenso, però, ci hanno creato carrozzoni inutili e mangiasoldi per la sistemazione dei loro galoppini elettorali, hanno saputo costruire impalcature faraoniche per il montaggio di colossali scandali di cui la stampa quasi giornalmente da notizie, hanno saputo creare lunghissime trecce di intrallazzi di vario colore per la selvaggia e scandalosa lottizzazione del potere e del connesso clientelismo politico, hanno permesso con la loro nefasta e nefanda politica lo sviluppo rigoglioso della mafia, della massoneria, delle speculazioni illecite, del commercio della droga e su questa scia potremmo continuare all’infinito. »
«Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo» (Goethe)
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ART.15
· Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell' ambito della Regione siciliana.
· L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l' esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.
"L'articolo, uno dei più disattesi dello Statuto, era volto all'abolizione delle Province, enti locali istituiti come longa manus del potere centrale per distruggere l'autorità autonoma delle istituzioni siciliane.
Le province furono istituite di fatto dal Regno delle Due Sicilie, col nome di 7 "Valli", nel 1819, accorpando i 23 distretti del Regno di Sicilia. I sette "intendenti" preposti alle province avevano il compito di svuotare progressivamente le competenze degli enti locali minori (i comuni) e degli organi centrali dell'amministrazione siciliana (ciò che restava dell'antico governo viceregio, ora chiamato "Luogotenenza").
Questo processo non riuscì mai del tutto al governo duosiciliano, ma fu portato avanti dai Savoia. Organo di controllo fu in particolare la "prefettura", di nomina governativa, affinché ci fosse da un lato un controllo capillare del territorio senza che per contro ci fosse in Sicilia alcuna autonomia decisionale.
Per questa ragione questa suddivisione amministrativa doveva essere radicalmente abolita dall'ordine regionale, sostituita da suddivisioni territoriali più adatte alle specificità del territorio.
Cessando le funzioni dello stato italiano in Sicilia ed essendo queste tutte trasferite alla Regione, non c'era bisogno di un'articolazione periferica dello stato in Sicilia. Certo sarebbe rimasto il problema dell'articolazione dell'amministrazione statale-regionale periferica nel territorio. Per questa la Regione avrebbe dovuto/potuto ridisegnare il tutto secondo criteri nuovi, con una riprogettazione da zero dell'intera macchina amministrativa pubblica: così per i suoi stessi organi periferici, come per gli enti pubblici o semi-pubblici distribuiti nel territorio.
Al posto dei Prefetti altri funzionari, preposti agli Interni e all'ordine pubblico, di nomina governativa siciliana, ne avrebbero dovuto prendere il posto. Distretti, contee, valli o cos'altro? Solo la democrazia siciliana avrebbe espresso l'articolazione più rispondente alle esigenze dei cittadini ed economicamente più sostenibile.
In particolare, poi, l'ente "provincia" in quanto tale andrebbe soppresso, ente inutile per definizione e per eccellenza.
Al suo posto, per evitare un antieconomico frazionamento dell'amministrazione pubblica in piccolissimi comuni, sarebbero dovuti sorgere i "liberi consorzi" che non sono né consorzi facoltativi né obbligatori, ma una sorta di via di mezzo tra i due. Lo stato-regione avrebbe dovuto stabilire i criteri generali di amministrazione pubblica secondo i quali taluni servizi debbano svolgersi a livello consortile, le dimensioni minime e le deroghe per i consorzi, le modalità di formazione della volontà degli enti (territorio, popolazione, PIL,... dei Comuni partecipanti), la modalità di formazione di nuovi consorzi, l'accorpamento e i suoi limiti, etc. Così pure, per legge, la definizione dei "Consorzi metropolitani" per le maggiori aree e la possibilità di eleggere dei "Sindaci metropolitani", con una più ampia delega di funzioni a livello consortile per la maggiore integrazione di servizi che comportano le aree metropolitane.
A costo zero, con la riallocazione delle risorse umane esistenti, si sarebbero potuti avere tre aree metropolitane e una ventina di distretti minori o rurali, amministrazioni particolari per le piccole isole, e così via,...
Complemento di questo ordinamento sarebbe stata la "più ampia autonomia amministrativa e finanziaria" (chi ha detto che questo Statuto è "palermocentrico"?) per cui, di fatto, la Regione si sarebbe dovuta spogliare della gestione dei servizi al cittadino e della connessa amministrazione finanziaria per concederla ai livelli più vicini ai cittadini. Con oculatezza si sarebbero potute costituire enti inferiori ai comuni (frazioni e quartieri) ma con una delega vera di poteri e risorse e non come inutili stipendifici quali sono le attuali circoscrizioni.
E altro complemento è quello necessario della "legislazione esclusiva". Fatti salvi obblighi internazionali o comunitari, l'intromissione della legislazione italiana è solo fonte di confusione e complicazioni. La Sicilia deve avere un suo ordinamento degli enti locali completamente separato e autonomo rispetto a quello italiano. Altrimenti il sistema non funziona. E infatti non ha funzionato.
Ci si è limitati ad una imperfetta "legislazione concorrente", mirata solo ad espandere senza limiti il settore pubblico, con logiche irresponsabili e suicide, per l'Autonomia e per la Società siciliana.
Quanto alla più imbarazzante delle previsioni, l'abolizione delle province, si è provveduto con un paio di leggi gattopardesche, una degli anni '50 ed altra degli anni '80, a riesumarle col nome di "province regionali", lasciandole assolutamente intatte in ogni aspetto. Peggior tradimento dello spirito dello Statuto era difficile immaginare!"
ART.16
L'ordinamento amministrativo di cui all' articolo precedente sarà regolato, sulla base dei principi stabiliti dal presente Statuto, dalla prima Assemblea regionale.
"Articolo ormai inattuabile in modo letterale ma che ci ricorda come, nello spirito dello Statuto, la rivoluzione amministrativa, dovesse essere cosa di "breve termine". Comunque non sarebbe mai troppo tardi per dar vita a questo nuovo ordinamento, di fatto mai lanciato davvero."
Massimo Costa
Movimento del Popolo Siciliano "al di qua e al di là del Faro"
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Il Trattato di Lisbona deve essere respinto
http://www.laltrasicilia.org/modules.php?name=News&file=article&sid=1255
La politica dell’Unione europea di consegnare l’economie nazionali del Vecchio Continente alla grande finanza sta provocando ondate di protesta sempre più violente: la rivolta per il prezzo del latte e la protesta dei pescatori sono soltanto la punta dell’iceberg di una sempre più accesa insofferenza nei confronti dell’Europa delle banche. Gli eurocrati, che non lesinano l’uso delle forza per domare la rabbia dei lavoratori, hanno paura. Temono che al referendum sul Trattato di Lisbona del 12 giugno gli irlandesi votino “No” per far colare a picco il progetto di imporre un governo europeo sovrannazionale. Nella vera Europa prende forza l’opposizione al trattato, anche e soprattuto dove i governi sono riusciti ad aggirare la volontà popolare negando il diritto al referendum.
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La Lira Siciliana
www.laltrasicilia.org - Che la Sicilia, con lo Statuto Speciale, divenisse un vero e proprio stato autonomo lo dichiarò persino Luigi Einaudi, il famoso economista, già governatore della Banca d’Italia e poi presidente della Repubblica, in occasione, nel 1948, della discussione all’Assemblea Costituente sul coordinamento dello Statuto siciliano con la Costituzione italiana.
In particolare, Einaudi, intuendo le eccezionali possibilità insite nell’art. 40 della carta costituzionale siciliana, paventava in quell’occasione ai costituenti, come ha ricordato anche Francesco Renda in “L’emigrazione in Sicilia” il pericolo che la Sicilia potesse battere “una lira siciliana diversa da quella italiana”.
All’allarme dell’economista piemontese rispondeva sicuro Andrea Finocchiaro Aprile, con l'affermazione che “noi Siciliani ci compiacciamo, perché ci darà, in un giorno che ci auguriamo non lontano, la possibilità di creare utilmente una nostra valuta”.
Quale, dunque, migliore attestazione avrebbe potuto ricevere la Sicilia, da quelle altissime personalità, riguardo alla sua sovranità politica che doveva essere prima di tutto sovranità monetaria?
Ma esaminiamo nei particolari la questione.
L’art. 40 dello Statuto siciliano recita testualmente:
- Le disposizioni generali sul controllo valutario emanate dallo Stato hanno vigore anche nella Regione.
- E’ però istituita presso il Banco di Sicilia, finché permane il regime vincolistico sulle valute, una Camera di compensazione allo scopo di destinare ai bisogni della Regione le valute estere provenienti dalle esportazioni siciliane, dalle rimesse degli emigranti, dal turismo e dal ricavo dei noli di navi iscritte nei compartimenti siciliani.
Il primo comma, in pratica, disponeva per la Sicilia l’uso di una moneta uguale a quella italiana (allora la lira).
Il secondo comma prevedeva, invece, l’istituzione, presso il Banco di Sicilia, di una Camera di compensazione, una specie di ufficio cambi, che doveva occuparsi di destinare ai bisogni della Regione Siciliana le valute estere provenienti dalle esportazioni siciliane, generatrici sempre di notevoli surplus commerciali, dalle rimesse degli emigranti che a fiumi hanno inondato le banche italiane in Sicilia e attraverso di esse il sistema industriale padano, dal turismo che ha lasciato e lascia nella nostra Isola enormi quantità di denaro e dal ricavo dei noli di navi iscritte nei compartimenti siciliani che per la mole di traffico marittimo dei nostri porti ha sempre raggiunto somme considerevoli.
E poiché per le valute straniere possedute dai siciliani doveva essere corrisposto un importo di pari valore in moneta locale, la norma in questione dava implicitamente al Banco di Sicilia la potestà di emettere le lire necessarie a pagarne il relativo cambio.
Lire che pur avendo la stessa denominazione di quelle italiane, avrebbero potuto avere nel tempo anche un valore notevolmente differente, perché emesse sulla base di una riserva valutaria che poteva essere anche di tipo “pregiato”.
Lire che, ad avviso dello scrivente, nel momento in cui avessero raggiunto un valore particolarmente importante, avrebbero potuto persino essere utilizzate come moneta di scambio.
Le lire siciliane che tanto avevano terrorizzato l’economista Einaudi, avrebbero, dunque, dato ai governi siciliani i mezzi per sviluppare l’economia dell’Isola e sconfiggere così la sua centenaria disoccupazione, ma soprattutto i mezzi per non dipendere economicamente e politicamente dal governo italiano.
Si parla tanto, oggi, di sovranità popolare della moneta: ebbene l’art. 40 dello Statuto Siciliano ha rappresentato e rappresenta uno di quei rari e fulgidi casi in cui il diritto ha previsto esplicitamente la proprietà pubblica della moneta. Col destinare ai bisogni della Regione Siciliana l’uso delle valute estere dei siciliani e di conseguenza la moneta emessa nell’Isola sulla scorta di tali divise, il legislatore ha inteso affrancare il Popolo Siciliano dall’usura del signoraggio delle banche centrali cosiddette “nazionali”.
Naturalmente tutto ciò non poteva essere in alcun modo tollerato dai quei poteri forti italiani che dall’unità in poi sono stati sempre dietro le quinte a depredare indisturbati i popoli del sud e soprattutto quello siciliano.
Come molte norme dello Statuto di Autonomia, grazie anche al tradimento dei molti ascari siciliani che investiti di responsabilità politiche hanno solo pensato al proprio miserabile tornaconto, quella dell’art. 40 ha subito la stessa sorte delle “grida” di manzoniana memoria e cioè una ineluttabile lettera morta!
E il Popolo Siciliano, all’oscuro di tutto, non immagina nemmeno le immense perdite economiche che ha dovuto subire a causa dell’inadempienza di tale norma.
- meridio siculo -
Sullo stesso argomento:
Autonomia Monetaria Siciliana
L'ALTRA SICILIA-Antudo
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L'ISOLA
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Il quindicinale politicamente scorretto della diaspora siciliana
Comunicato Stampa FNS- Komunikatu Stampa FNS
L’FNS CHIEDE LA IMMEDIATA DEFISCALIZZAZIONE DEL PREZZO DELLA BENZINA E DEGLI ALTRI DERIVATI DEL PETROLIO.
<< A CAUSA DEL FATTO CHE LA INFLAZIONE REALE OGGI E’ SUPERIORE AL 4,8 PER CENTO E A CAUSA DEL FATTO, ALTRETTANTO GRAVE, CHE , in ITALIA, SI REGISTRA UNO DEGLI AUMENTI PIU’ SPUDORATI DEI COSTI DELLA BENZINA E DEGLI ALTRI DERIVATI DEL PETROLIO , GLI INDIPENDENTISTI DI LU FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU CHIEDONO AL GOVERNO IN CARICA ( IL GOVERNO CIOE’ CAPEGGIATO DA ROMANO PRODI ) ED ALLA CLASSE POLITICA ED AI PARTITI SIA DI MAGGIORANZA CHE DI OPPOSIZIONE CHE SI PROCEDA IMMEDIATAMENTE ALLA FISCALIZZAZIONE DEL PREZZO AL CONSUMO DELLA BENZINA E DEGLI ALTRI PRODOTTI PETROLIFERI .>>
<< Soprattutto in SICILIA.>><< Avremmo così una spinta decisiva per rimettere in moto la nostra economia. Ed avremmo altresì una boccata di ossigeno per far fronte alle esigenze della vita quotidiana della nostra Società… >>
Ha dichiarato il Segretario dell’ FNS , GIUSEPPE SCIANO’, che ha così proseguito:
<< La SICILIA reclama i suoi diritti e non chiede misure assistenziali o, peggio, gesti caritatevoli. RECLAMA , infatti , il riconoscimento ed il rispetto del suo RUOLO di AREA DI PRODUZIONE E DI RAFFINAZIONE DI CARBURANTI . E di AREA “PERIFERICA” , DI CONFINE, DELLA UNIONE EUROPEA. >><< In queste condizioni, sono necessari provvedimenti seri, capaci di incidere sulla realtà e non contraddittori. Mentre la eventuale, modestissima, riduzione di pochi centesimi al litro,- promessa dal Governo italiano, - apparirebbe inadeguata, se non provocatoria.>>
<< Va peraltro sottolineato che la Sicilia è discriminata in tal senso dall’ Italia . Ed è discriminata anche dalla Comunità Europea.>>
<< Riteniamo opportuno e doveroso puntualizzare e denunziare , pertanto, che nell’ambito della Unione Europea le Isole e le aree geografiche che hanno lo STATUS della Sicilia godono di questa e di altre agevolazioni. Mentre la Sicilia ne ha soltanto gli “svantaggi”.>>
Palermu, 24 Frivaru (febbraio) 2008.
Frunti Nazziunali Sicilianu “Sicilia Indipinnenti”- Fronte Nazionale Siciliano “Sicilia Indipendente “ Via Brunetto Latini, 26, 90141 PALERMO,
Tel. 091-329456./ << scianogiuseppe@aliceposta.it >>
Comunicato stampa FNS – Komunikatu stampa FNS
ELECTION DAY. INFELICE ED INOPPORTUNA, - OLTRE CHE SERVILE, - LA DECISIONE DEL GOVERNO
REGIONALE DI FAR COINCIDERE LA DATA DI SVOLGIMENTO DELLE ELEZIONI REGIONALI CON QUELLA DELLE ELEZIONI POLITICHE.
Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu protestano contro la scelta del Governo Regionale Siciliano di far coincidere la data di svolgimento delle elezioni del Presidente della Regione e dei Deputati all’Assemblea Regionale con quella delle elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano.
E’ questo un segno evidente di subordinazione culturale e politica che procurerà, fra l’altro, confusione generale e disattenzione nei confronti delle scottanti tematiche che coinvolgono in maniera specifica il Popolo Siciliano.
Ed è, nello stesso tempo, la ennesima dimostrazione della scarsa considerazione nella quale sono tenuti i valori e le prerogative e la specialità dello Statuto Siciliano. Proprio da chi dovrebbe difenderne il RUOLO e la INTEGRITA’.
Ed è pure un modo per eludere la centralità della QUESTIONE SICILIANA.
Il tutto per privilegiare calcoli ed appetiti elettorali e politici di un livello a dir poco basso. Insomma : è il trionfo dell’ASCARISMO , della OMOLOGAZIONE e di tanti altri squallidi fenomeni della vita politica del momento.-
Palermu, 20 frivaru 2008.
FRONTE NAZIONALE SICILIANO “SICILIA INDIPENDENTE” VIA BRUNETTO LATINI 26 90141 PALERMO Tel. 091 329456
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www.siciliapaisi.org www.messinacity.com 333 7477702 090 9432048 info@siciliapaisi. 1) GRAZIELLA CAMPAGNA 12 febbraio. "ANNAUMU A' MANCIARI A PIZZA UNNI PELLEGRINO CU MARESCIALLU GIARDINA" Oggi udienza nell'aula B del Tribunale di Messina. Sempre nuove richieste degli avvocati dei boss per rinviare la causa e stancare i giurati che rappresentano il Popolo (quale Popolo non è specificato). L'aula B del Tribunale di Messina è ferma al 1938 http://www.giustiziamessina.it Vedi foto allegata.Notare la figura centrale tiene in mano una bilancia quasi strisciante sul pavimento, la spada in alto sopra la testa..... anche la normale quotidiana manutenzione è ferma da tempo : polvere a batuffoli in ogni angolo, lampade in bilico sulle teste dei presenti, vetri staccati dalle finestre rumorose ad ogni folata di vento, e di vento a Messina ne tira molto. Solo i bassorilievi sono in ottimo stato tanto da risultare ornamentali con i loro due colori base bianco e marrone, un contrasto netto e preciso senza ombre. Se visitate il sito del Tribunale potrete vedere che nella pagine della Storia del palazzo non sono scritte mai le parole: architettura fascista. Alla faccia della descrizione storica-architettonica! La Gazzetta del Sud di oggi riportava la notizia diffusa con grande tempismo "LA FICTION della RAI del 24 febbraio sarà rinviata a data da destinarsi, forse a marzo." L'udienza è cominciata presto, gli avvocati dei boss hanno chiesto di informare la RAI per rinviare la trasmissione programmata per il 24 febbraio, il Presidente ha fatto osservare che la RAI non ha nulla a che vedere con il Tribunale di Messina, dopo altre due entrate ed uscite dall'aula la Giuria Popolare ha respinto le ultime richieste degli avvocati dei boss. Al rientro in aula il Presidente ha fissato le prossime date ( 8 marzo, 12 e 13 marzo) poi ha dato la parola al Pubblico Ministero. Il volume era troppo basso molte parole si sono perse, il significato delle frasi che seguono è ricostruito. Questo processo dura da 22 anni...non per creare scenari come nell'opera dei pupi...vi è in atto uno scontro....quello scontro inerisce alla causale di questo processo. Personaggi coinvolti magistrati, forze dell'ordine...una storia che si può fare un romanzo noir...che ha fatto trascinare 22 anni.... Sciascia lo ha chiamato CONTEST ... io mi rivolgerò ai giudici togati..... nella mia esperienza in assise in Calabria io ho fatto di tutto affinchè i Giudici Popolari conoscessero i fatti del processo....quella acutezza delle forme del processo....quà non si amministra solo in nome del Popolo Italiano ma è il Popolo stesso che giudica in aula.... l'avvio stentato del procedimento in questione è dovuto a..... non vogliamo che la memoria di Graziella Campagna rimanga schiacciato..... Quell' apparente eccesso di prove testimoniali..... così interrotte dal processo ...questa sovrabbondanza era rivolta a causare in questo processo Sfameni collaborante...Carriolo... siciliana alla Norma. Tutto doveva essere tenuto lubrificato e segreto. La strategia difensiva è stata ridurre tutto alla latitanza di Alberti... La causale di questo delitto e lo sfondo del crimine che si doveva coprire era l'oasi dei latitanti che si era consolidata a Villafranca..... Le responsabilità dell'arma dei Carabinieri in questo antefatto è evidente...... Un pattuglia ferma due persone in auto a Villafranca... il CC chiede il libretto di circolazione...il CC chiede la data di nascita.- il guidatore risponde e sbaglia la data della sua nascita...il Fricano (sedicente)scappa i CC non hanno nessun allarmante sospetto..forse hanno paura di trovare una giustificazione per il proprio superiore..... l'ing Cannata (sedicente) dice ai CC : chieda al Maresciallo Giardina siamo amici , lavoro dal Dottor Crisafi controllate.... poi approfittano di un'altra auto che distrae i CC e si allontanano.... praticamente scappano lasciando la patente ai CC....e questi non fanno nulla....li lasciano andare via....in altri casi simili diversi automobilisti sono stati fatti segno con colpi di arma da fuoco sol perchè non si sono fermati all'alt....ed in questo caso (molto sospetto) invece nulla...lasciano la patente (sbagliando la data di nascita) e nessuno li ferma... A questo punto il P.M., che si trova a metà tra il banco della la Giuria Popolare e gli avvocati è infastidito dal CROCIFISSO che si trova tra lui ed il Presidente, un CROCIFISSO alto 50 cm, posto sul banco proprio sulla traiettoria visiva tra il PM e tutta la Giuria con al centro il Presidente, a pochi centimetri dalle sue mani gesticolanti..... Il P.M. prende il CROCIFISSO con tutta la base e lo sposta lateralmente fuori dalla traiettoria visiva tra lui e la presidenza dicendo: nei tribunali ecclesiastici non ci sono i crocifissi sul tavolo nel nostro tribunale si...non ho niente contro i crocifissi ma almeno non sulla traiettoria della corte. Tornando ai CC, che non sospettano nulla ...anche il CC Rossello conosceva i due sedicenti amici di Giardina...mentre lo stesso Giardina dichiara di non conoscerli.... una delle questioni più ripetute sono le intercettazioni ambientali fatte da Piero Campagna.... ma ci sono altre cose rilevanti...la signora dichiarava che: "annaumu à manciari a pizza unni Pellegrino cu Maresciallu Giardina (dei CC). Lo dico in Siciliano perchè qua siamo tutti siciliani, non si dovrebbe ma siamo tutti qua in Sicilia....non siamo più ai tempi degli invasori Piemontesi....possiamo parlare in siciliano.....(bontà del P.M.) Le richieste finali del P.M. sono state ergastolo per Alberti e Sutera, 4 anni per le due donne per favoreggiamento 2) PASQUASIA..... E QUEL CHE RIMANE DELLA SICILIA PER IL TURISMO di Maurizio Cirignotta da Gela Ipotesi e realtà di una Sicilia distrutta dalle Industrie Petrolifere e dall’inquinamento che oggi ha ipotecato lo sviluppo turistico delle spiagge di Gela,Milazzo e Priolo. Dove andare quindi ?.Per una gita fuori porta all’insegna della pulizia ambientale e della calma salutare si ritiene utile la scelta di, andare dove le verdi praterie siciliane, sono all’indice dell’aria pulita e dove veramente lo sviluppo industriale che inquina è inesistente, in questo senso ricordiamo,tra le zone più belle l’ex Miniera di Pasquasia situata in un contesto verdeggiante che caratterizza il Cuore della Sicilia . Sarà vero tutto questo ? Alcuni giornalisti locali hanno posto importanti interrogativi ,avvalorati anche dalle dichiarazioni dell’istat e di eminenti Oncologi, tra cui il Dr. Cammarata,che hanno affermato come ad Enna 16 persone su 10.000 muore di tumore ,un dato che rapportato a quello di milano di 12 persone ogni 10 mila è preoccupante vista l’assenza di industrie inquinanti nella zona. Addentriamoci quindi a questo punto nei tanti perche’ e nelle verità nascoste delle miniere siciliane dislocate in tutta la Sicilia ,portando come esempio “Pasquasia”. Partiamo dalla storia della Miniera di Pasquasia ,chiusa nel 1992 per ragioni non ancora completamente appurate, è la più importante miniera di superficie per l'estrazione di zolfo e solfato di potassio della Sicilia, situata in provincia di Enna, in territorio della città capoluogo, al centro dell'isola, lungo la valle del fiume Morello. La qualità dello zolfo prodotto è così elevata che le formazioni gessoso-solfifere alludono a Pasquasia per antonomasia (nota è la formazione di Pasquasia). Pasquasia sorge su un dosso lungo la Strada Statale 122 Catanese, a metà strada tra Enna e Caltanissetta, nell'omonima contrada, ai piedi del monte Pasquasia di 610 m. di altezza. Essa è oggi, probabilmente, uno dei più validi esempi reperibili in Sicilia di archeologia industriale: il grande complesso di strutture che servivano le massicce attività della miniera, peraltro moderne ed efficienti, sono ben visibili dalla sottostante strada statale, ed appaiono come grandi edifici di funzione meccanistica di colore bianco, con un castelletto d'acciaio ormai in rovina. Il fulcro della miniera è il Pozzo 3, incuneato nel demanio forestale. La chiusura della miniera, che per qualche secolo ha rappresentato una delle più importanti fonti occupazionali per le province di Enna e Caltanissetta, nell’ultimo periodo e stata gestita dall’Italkali Spa che negli esercizi 1981-1991 ha conseguito un fatturato di (Potassio e Salgemma) di 1.563 miliardi, realizzando utili per 23,6 miliardi. Nel comparto Potassio inoltre l’Italkali Spa, ha conseguito un fatturato di 616 miliardi, realizzando utili stimati in 9.3 miliardi. Molti sostenevano , in quel periodo, che in Sicilia, la quantità di sale presente nel territorio è illimitata, da Mazara del Vallo a Catania e solo con il salgemma il fatturato annuo ha sfiorato i 130 miliardi, con 700 dipendenti, oltre ad un altro migliaio nell’indotto. Quando l’Italkali era in attività con in sali potassici di “Pasquasia” rappresentava la terza azienda al mondo come fatturato e la prima per qualità nel settore. Perchè allora la miniera di pasquasia è stata dimessa? Quali interessi ? Dalle notizie ed interviste fatte, sembra che il governo abbia decretato la cessazione dell'attività estrattiva allo scopo di depositare nel complesso scorie nucleari. Invero, la versione ufficiale circa la chiusura riguarda gli alti costi per la realizzazione di una condotta di scarico lunga 90 km fino a Licata. Cosa c’è di vero in tutto questo? Dai giornali si ipotizza addirittura un’ inaspettato incidente nucleare verificatosi probabilmente intorno al 1995 durante una fase sperimentale di laboratorio per verificare la reale consistenza del sottosuolo della miniera su eventuali dispersioni di radiazioni. Lo testimonierebbe la presenza di Cesio 137 nelle vicinanze di Pasquasia, riscontrata dall’Usl nel 1997 in concentrazione ben superiore alla norma. Se l’emissione nell’aria di questo radionuclide è normalmente provocata da disgrazie all’interno di centrali nucleari, perché la presenza a “Pasquasia” dove non esiste nessuna centrale nucleare? Molti i dubbi che ci riportano alla demonizzazione della Sicilia da parte dei governi centrali,infatti dei deputati regionali si sono molte volte trovati davanti ad un “muro di gomma”. Alcuni sono convinti che su Pasquasia ci sia il segreto di stato. A questo proposito la decisione di qualche anno fà del consiglio dei ministri che individuò, sempre discapito della Sicilia, ben tre luoghi alternativi al sito di Scanzano Jonico per il deposito di scorie. Erano tutti siti del centro Sicilia tra cui la miniera di Salinella vicino Enna, una ex miniera di zolfo tra i comuni di Agira e Assoro, un’altra vicino Resuttano,nella zona di Caltanissetta. Ad avvalorare tutto questo anche una decisione precedente della commissione europea che stilò nel 1977, una lista che individuava in Italia 134 siti idonei ad ospitare un deposito geologico per i rifiuti radioattivi; tra i siti individuati ci sarebbero: in Sicilia- Regalbuto, Agira, Assoro Villapriolo, Pasquasia, Resuttano, Salinella, Milena, Porto Empedocle, Realmonte, Montallegro;- in Calabria Fiume Neto e in Basilicata Scanzano. Ben 9 comuni accreditati sono in Sicilia !!. Riguardo il segreto di stato dobbiamo riportare per dovere di cronaca un’intervista pubblicata nel 2001 all’On. Grimaldi a suo tempo assessore al territorio e ambiente della regione siciliana che dice -“«Quando cercai di entrare a Pasquasia con dei tecnici, con degli esperti del mio assessorato, ebbi grande difficoltà ad accedervi, perché non volevano che entrasse la televisione. Non volevano nel modo più assoluto che si vedessero i pozzi. Quando poi sono riuscito ad entrare all'interno della miniera, la cosa più strana che vidi era che uno di quei pozzi, che loro chiamavano bocche d'aria o sfiatatoi enormi e profondi di diametro più di 15 metri, era stato riempito con materiale che di sicuro era stato trasportato all'interno della miniera per chiudere, per tappare in modo definitivo quella bocca. E non si tratta di materiale buttato dentro casualmente come può verificarsi in una miniera temporaneamente chiusa, come quando qualcuno che vede una pietra e che la butta dentro. Qui si tratta di TIR carichi di materiale che poi hanno buttato dentro appositamente per seppellire e nascondere un qualcosa»-. Parallelamente a queste dichiarazioni le indagini della procura sull’ Ecomafia e le confessioni, del pentito Messina che avrebbe parlato di un probabile coinvolgimento dei servizi segreti nell'affare Pasquasia infatti sembra che negli anni '80 agenti il SISDI avrebbero contattato l'allora amministrazione comunale per richiedere un'autorizzazione a seppellire in quella miniera materiale militare. Cosa c’è dietro a tutto questo ? Forse il coinvolgimento delle stesse istituzioni Italiane che sanno e non parlano?. L’ultima parola ad un giornale"L’Ora Siciliana" che il, 22 dicembre 2007 ha denunciato : - “A Pasquasia ci sarebbero rifiuti nucleari , infatti nell’ex miniera fin dal 1995 vi sarebbero depositate scorie di medio livello. Ma la cosa più preoccupante sarebbe che dal 2010 a Pasquasia finirebbero anche le famigerate HLW di terza categoria, ossia le scorie la cui radioattività decade nel corso di migliaia di anni”. Molta carne al fuoco e nessuna verità che si associa ad un’ amara realtà per la Sicilia ,Invece di morire di vecchiaia si muore di Tumore?. La realtà che oggi le zone incontaminate in Sicilia sono pochissime perché quello che si vede all’esterno è molte volte non corrispondente a quello che c’è nel sottosuolo dell’isola siamo forse diventati la fogna d’Italia ?. Dove andare a fare una gita fuori porta all’insegna dell’aria pulita e del disinquinamento ambientale?. Lasciamo infine la parola ai politici Siciliani ed alla imminente campagna elettorale…….. Maurizio Cirignotta
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KOMUNIKATU STAMPA FNS - COMUNICATO STAMPA FNS
CASO CUFFARO. NON SI PUO’ APPROFITTARNE PER CALPESTARE LO STATUTO SICILIANO.
In ordine alle notizie e alle polemiche sull’ avvenuta firma del Decreto di DESTITUZIONE da parte del Capo del Governo Italiano, PRODI, nei confronti dell’Ex Presidente della Regione Siciliana, Salvatore CUFFARO, gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu- Fronte Nazionale Siciliano ,che peraltro ne avevano già chiesto le dimissioni , – ritengono doveroso ribadire che , - anche a prescindere dallo stesso Caso Cuffaro, - a norma dello Statuto Siciliano e ,quindi , della Costituzione Italiana, la competenza in materia è dell’ALTA CORTE PER LA REGIONE SICILIANA. Ciò in forza degli articoli 25,26 e 27 dello stesso Statuto.
Va pure puntualizzato che una eventuale esecuzione del provvedimento del Governo Centrale costituirebbe pure una ulteriore violazione del PACTUM del 1946, che è alla base della “Specialità” dello Statuto suddetto.
Non si possono , infine, trascurare le seguenti considerazioni, di carattere pursempre giuridico ,ma con notevoli implicazioni morali e politiche :
1) – La Legislazione, vigente in Italia e riguardante le altre Regioni e tanti variegati Enti ,- a nostro parere; a giudizio di qualificati costituzionalisti e principalmente in forza dello spirito, della lettera e delle “guarentigie” della CARTA COSTITUZIONALE , - non è affatto applicabile alla Regione Siciliana e al Presidente pro-tempore . Probabilmente non è applicabile neppure ai “ Presidenti” delle Regioni a Statuto ordinario ( in questa sede, tuttavia, il “particolare” non ci interessa molto). In ogni caso bisogna ricordare che NESSUN CITTADINO può essere sottratto al suo Giudice “Naturale”……
2 ) –L’Ex Presidente della Regione, Cuffaro, si è già dimesso (e al suo posto opera legittimamente il Vice Presidente) . Cuffaro, cioè, non è più in carica. Non à più Presidente .Si è auto-destituito. Ed il Parlamento Siciliano ne ha preso atto.
3) – La LEGALITA’ COSTITUZIONALE ed il RISPETTO DELLO STATUTO sono VALORI . SONO PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA DEMOCRAZIA E DELLA CERTEZZA DEL DIRITTO. E PREVALGONO –(DEVONO PREVALERE) - sulle passioni, sulle strumentalizzazioni e sui calcoli politici.
Soprattutto in uno Stato che vuole essere STATO DI DIRITTO…-
Palermo, 31 01 – 2008.