domenica, 02 novembre 2008

IERI OGGI DOMANI

Ieri

Giocavo con le parole

Le scagliavo al tuo cuore

Ma tu non c’eri

Ricordo il tuo sguardo

Fissava un altro mondo.

Cercavo verità antiche

Mi portarono a fondo

Lo dissi alle tue amiche

“un uomo può non sapere,

far finta di non vedere,

forse non vorrà capire,

m’a lungo si stanca di soffrire.

           Oggi

          Ti incontro sotto i portici

          Insieme sembrano felici

          stretta a lui t’appoggi.

         Chissà dov’eri finita?

         Quante volte ti cercai,

          Visione dolce e  proibita

          Di un inutile oramai.

           Poi ti accorgesti di me

           In una vetrina di riflesso.

           Cosa è stato per te?

           mi chiedo ancora adesso

           anche amore o solo sesso?

           E’ turbato il tuo sguardo

           Ma mi lascia giù a fondo.

 Domani

Se ancora ci incontreremo

Se mai più ci cercheremo

Basterà una stretta di mani.

Come due buoni amici

E sorrisi finti e felici.

Domani,

oggi no,

ieri brucia ancora,

più d’allora.

Domani…

Oggi no!

 

 

 

 

 

           

           

          

          

         

         

          

          

             

 

 

 

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martedì, 19 febbraio 2008

LA BAMBOLA D’ILDE

 

La bambola d’Ilde se ne sta muta

Con lo sguardo sognante

Mentre la pelle di lei è sporcata

Da un gioco troppo grande

Che non ha senso né pianto.

La sua bambola aspetta

Che Ilde tenendola stretta

Con il suo sordo lamento

le ridia l’impossibile vita.

Canta Ilde la rabbia, la paura

Delle sporche mani addosso

di uomini grandi la loro lordura

e del loro impotente sesso.

Come torneranno a guardare

I figli o il loro volto riflesso

Ogni volta svegli la mattina

Senza sentire la pesante colpa

Del loro abuso s’una bambina?

Canta Ilde la tua infanzia tolta

In una notte troppo scura,

Figlia di una madre stolta

E di un padre che non si cura

Canta Ilde la rabbia, la paura.

La bambola d’Ilde a volte

Prende il suo posto e va

Tra a gli orchi della notte

Per loro importanza non ha

Nessuno s’accorge lo scambio

Per il loro vile scembio.

Mentre Ilde può sognare

Interi secoli una società

Che vede e riesce ad amare

E invece fa finta, non sa…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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domenica, 11 febbraio 2007

Dove pendeva la luna

Di

Alphonse Doria

 

Si spegneva il suo sorriso

Annegando nel fondo dei suoi occhi

Dopo avere con cura diviso

Momenti puliti e giorni sporchi.

Ma non poteva bastare

Per una donna solo da pagare.

 

Lei andava ogni sera

A rifugiarsi sotto un ramo

Dove la luna pendeva

E qualcuno sussurrava un “t’amo”.

 

Ma quando ulula il vento

E le fronde si scuotono

Tutto succede in un momento

un fulmine prima del tuono.

 

Fu così che lei perse la primavera

Mentre la luna più non c’era;

il satiro caprino la prese e la riprese

e lei giaceva lì senza difese.

 

D’allora chiamò tutte le cose

Con il loro nome vero

Il bianco bianco e il nero nero.

 

Si portò la colpa dentro

Ripetendosi “io non c’entro!”

Quel piacere scoppiò nel cuore

Fu bello, buono e passione.

 

“Ora dimmi” chiedeva alla Madonna

“E’ forse peccato è forse vergogna?”

Ma per quel lampo per quel tuono

Per lei non vi fu perdono

Solo insulti, sputi e bastonate

Prese e mai più ridate.

 

Si sentì peggio di una cagna

Tutto ricomincia dove finisce

Ma il sole asciuga dove l’acqua bagna

E solo il ricordo che ferisce.

 

Una puttana non chiede perdono

Basti che paghi ogni uomo

E v’affanculo il suo “t’amo!”

 

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domenica, 24 dicembre 2006

E’ NATALE FRATELLO
Di
Alphonse Doria


Nel cielo di Betlemme
S’illumina la notte
In un cuore che batte
È Natale,
fratello è Natale,
anche in un letto d’ospedale
dove si rimane soli;
dona la tua presenza
ed un po’ di speranza.
E’ Natale
Fratello è Natale
Dove il morbo divora la vita
Ad un uomo che nessuno aiuta.
E’ Natale
Fratello è Natale
Tra le onde del mare
Dove uomini stanno per emigrare
In una terra forse ostile.
E’ Natale
Fratello è Natale
Per chi chiede un po’ di pane,
per chi sta morendo di fame
e riceve solo parole vane.
Nel cielo di Betlemme
S’illumina la notte,
in un cuore che batte
è Natale
fratello è Natale!
Gesù è nato
Nell’immondizia abbandonato
Dall’AIDS infettato,
in un semaforo ammazzato.
Gesù è nato
In ogni cuore che batte
È Natale
Fratello è Natale
Per vincere la morte.
Insieme è Natale,
in pace è Natale.

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lunedì, 11 dicembre 2006

LO SGUARDO DI MARIA (canzone)
Ieri ho incontrato
Lo sguardo di Maria,
ancora intrappolato
dalla voglia di andare via.
Via da questo mondo
via da queste strade
E come una stelle che cade
Proprio giù in fondo
nel mare della monotonia
Una luce fioca traspare
nello sguardo di Maria
antica voglia d’amore.
Stella del mattino
tra la notte e il giorno
nel perverso destino
Di un’andata e ritorno
Stella del mattino
Tra il bene e il male
Lungo il proprio cammino
E una manciata di sale.
Stella del mattino
è fredda la tua luce
nel mistero divino
Che parola non dice.
Ieri ho incontrato
Lo sguardo di Maria
un attimo è bastato
Per leggere tanta poesia.
Poesia per un amore finito
ancora nel tuo cuore aggrumato
E quel principe mai arrivato
Nel labirinto del cielo smarrito.
anche lui miseramente invecchiato
a cavallo sul suo bianco grifone.
Come l’hai tanto odiato…
Ora è solo un termine di paragone.
Ieri ho incontrato
Lo sguardo di Maria
e ho visto intrappolato
Un bagliore, una scia
Stella del mattino
tra la notte e il giorno
nel perverso destino
Di un’andata e ritorno.
Stella del mattino
tra la luna e il sole
lungo il proprio cammino
E una manciata di sale.
Stella del mattino
È fredda la tua luce
Nel mistero divino
Che Maria non dice.

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sabato, 15 aprile 2006
FIMMINA DI SAMARIA

Dunami di viviri
Haju siti di tia
A sorgiva d’a cunuscienza
Sgorga jntra di mia.
“Duni a to parola
A na fimmina di Samaria?
L’atri vonnu na cosa sula
Ca ju ci stassi!”
Di stu puzzu di fedi
C’è l’acqua pi u corpu
Dunami di viviri
E a to anima ancumencia vidiri,
dunami di viviri
e u tecchia t’adiventa assà.
Sciglivu a tia
Prima tra tutti
A parlari di mia
Tra i vivi e i morti.
A me acqua è Veritati
è pi tutti
cu si a vivi è santu
è acqua d’eternitati.
Tu samaritanu ju giudeu
Tu fimmina ju omu
La me acqua allavanga
Qualunqui muru
tra omu e Diu puru
Tra a vita e a morti
Tra Celu e terra
Contro ogni guerra.


TRADUZIONE

DONNA DI SAMARIA

Dammi da bere
Ho sete di tè
La fonde del sapere
Scorge dentro me.
"Rivolgi la tua parola
ad una donna di Samaria?
Gli altri vogliono una cosa sola,
che io ci stia!"
Da questo pozzo di fede
C'è l'acqua per il corpo
Dammi da bere
E la tua anima vede,
dammi da bere
e il poco ti sarà troppo.
Ho scelto tè
Prima tra tutti
Ad annunciare me
Tra i vivi e i morti.
La mia acqua è Verità
È per tutti quanti,
chi berrà farà santi
è l'acqua dell'eternità.
Tu samaritana io giudeo
Tu donna io uomo
La mia acqua abbatte
Qualunque muro
Anche tra uomo e Dio
Tra la vita e la morte
Tra Cielo e Terra
Contro ogni guerra.


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venerdì, 14 aprile 2006
U NOLEGGIATURI DI CRUCI

U nolleggiaturi di cruci disoccupatu
Ddu venerdì santu a Gerusalemmi,
ammuglià i so pinzera nni a luci
d’u suli di primavera
nni ddu celu ancora gracciatu
di i strisciuna di bummi ricchi
ammuttati di i farsi paroli di paci.
Na via crucis proibita
A dda vanitati di i furistera
Narrè i spaddi dda vita
Pocu onesta e sincera.
Mori u’ Cristu ogni mumentu
‘nPalistina e ‘ntuttu u munnu
A libertati di sta terra
Smovi populi a la guerra.
“Cruci! I chiù beddi livigati!
Pi pocu sordi nulliggiati!
Comudi, leggi, pi tutti l’etati.
Nulligiiati le me cruci
Accussì u focu nun v’abbruscia.
Tantu nuddu vi ci ‘nchioda.”
Cruci pi ogni viritati,
cruci pi ogni ‘nuttilità.
St’annu i cosi boni nun vannu
P’u nolleggiaturi di cruci disuccupatu
Ni dda terra senza rassegnazioni.
Tira na rocca contro u’ populu tirannu.
“Gesù o Barabba?” Addumannava Pilatu.
“Barabba! Barabba!” e a rivoluzioni!

TRADUZIONE
Il noleggiatore di croci

II noleggiatore di croci disoccupato
quel venerdì santo a Gerusalemme,
immerse i suoi pensieri nella luce
del sole di primavera
in quel cielo ancora graffiato
di scie di ricche bombe
sospinte da false parole di pace.
Una via crucis proibita
Alla vanità straniera
Dietro le spalle quella vita
Poco onesta e sincera.
Muore un Cristo ogni momento
In Palestina e in tutto il mondo,
la libertà di questa terra
muove popoli alla guerra.
"Croci! Le più belle levigate!
Per pochi soldi noleggiate!
Comode, leggere, per tutte le età.
noleggiate le mie croci
Perché il fuoco non vi bruci.
Tanto, nessuno vi c'inchioderà."
Croci per ogni verità,
Croci per ogni vanità.
Sono cattivi affari quest'anno
Per il noleggiatore di croci disoccupato
In quella guerra senza rassegnazione.
Tira un sasso contro un popolo tiranno.
"Gesù o Barabba?" Chiedeva Pilato.
"Barabba! Barabba!" e la rivoluzione!


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mercoledì, 12 aprile 2006
PANI CA SANGULJA

Diu ‘un avi abbisognu d’artara
Tartara superba e superbura statui
Di marmaru e d’oru.
L’oru ca i Farisei dettiru a Giuda.
E ca Giuda cu sdegnu l’jttà.
‘Un avi abbisognu gran sacerdoti
Capaci di gunfiari u so Amuri
Cu artificiusi e dotti paroli,
comu u levitu d’i Farisei.
‘Un avi abbisognu turbi di fideli
Pi u ritu a la lesta
Comu u’ friddu duviri.
U duviri friddu sunnu du euri
Arrigalati a u pilligrinu
Da u fedeli c’u morbidu visoni
A u nudu mindicanti d’a strata.
Fedela comu i sepolcri abbiancati.
A Diu basta na grutta misira
O sulu quattro misiri mura,
occhi granni e duci d’addevi,
u ciauru d’i picurara
e chiddu aspru d’a terra
ca senti da du mani junti
unni i chiaghi sunnu sorchi
d’unni nasci ddu pani
scuru d’u sapuri du suli
ddu pani ‘mprofumatu d’Amuri
ddu pani addumannatu a u Signori
spizzannulu è pani chi sangulja.

TRADUZIONE
PANE CHE SANGUINA
Dio non ha bisogno di altari,
altari superbi e superbe statue
di marmo e d’oro.
L’oro che i Farisei diedero a Giuda.
E che Giuda con sdegno gettò via.
Non ha bisogno gran sacerdoti
Capaci di gonfiare il suo Amore
Con artefatte e dotte parole,
come il lievito dei Farisei.
Non ha bisogno turbe di fedeli
Per un rito abbreviato
Come un freddo dovere.
Il dovere freddo sono due euro
Dati al mendicante
Dal fedele con la morbida pelliccia
Al nudo mendicante della strada.
Fedeli come sepolcri imbiancati.
A Dio basta una grotta misera
E solo quattro miseri mura,
occhi grandi e dolci dei bambini,
l’odore pecorino dei pastori
e l’odore aspro della terra
che emanano due mani giunte
dove le piaghe sono solchi
solchi da dove nasce quel pane
scuro dal sapore del sole,
quel pane profumato d’Amore
quel pane chiesto al Signore
spezzandolo è pane che sanguina.

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martedì, 11 aprile 2006
CARNI CRUDA

Si ci levi a n’omu
A parola e l’anuri,
a speranza disjata,
si nun dici: “sugnu ju!”
dopu l’occhi d’un cani
di dd’omu arresta
carni cruda
cruda e nuda!
Carni cruda
Cruda e nuda!
Tutti ddi grana c’avi
Nun cangianu sta viritati.
E d’ u putiri e d’a priputenza
Ormai chi si nni fa?
L’intoccabbili, l’onnipotenza,
u patroni d’a civitati
quannu iddu sapi ca è carni cruda
cruda e nuda!
Carni cruda
Cruda e nuda!
E comu ogni carni
Veni u jornu ca mori
È megliu ‘un parlarini
D’i so reguli, d’u so anuri.
L’ummira di n’avvortoiu
Aspetta a so parola: “Moru!”
Pi cuminciari a strazzari
Dda carni cruda
Cruda e nuda;
è carni cruda
cruda e nuda.
Comu ma’ a sti bastardi
Nun ci abbastanu i miliardi?
E nn’a carni ca asisti
U’ omu chianci e arridi
Cu na spranza di rializzari
E qualcuno d’amari.
E di supra na cruci
Pinnulja orama’ atroci
La carni d’u’ Ddiu
Ddu corpu è tò e miu!
Chidda carni ancora rispira
N’ognunu di natri ca sapi soffriri.

TRADUZIONE
CARNE CRUDA
Se togli ad un uomo
La parola e l’onore,
un sogno da realizzare,
se non dice più: “Io sono!”
oltre gli occhi di un cane
di quell’uomo rimane
carne cruda
cruda e nuda!
Carne cruda
Cruda e nuda!
Tutto quel denaro che ha
Non cambierà questa verità.
E del potere, della prepotenza
Ormai che se ne fa?
L’intoccabile, l’onnipotenza,
il padrone della città,
quando lui sa
ch’è carne cruda
cruda e nuda!
Carne cruda
Cruda e nuda!
E come ogni carne
Viene il giorno che muore
È meglio non parlarne
Delle sue regole, del suo onore.
L’ombra di un avvoltoio
Aspetta la sua parola: “Muoio!”
Per cominciare brandire
Quella carne cruda
Cruda e nuda;
è carne cruda
cruda e nuda.
Come mai a questi bastardi
Non gli bastano i miliardi?
E nella carne che vive
Un uomo piange e ride,
con un sogno da realizzare
e qualcuno d’amare.
Dall’alto di una croce
Penzola ormai atroce
La carne di un Dio,
quel corpo è tuo e mio!
Quella carne ancora vive
In ognuno che sa soffrire.
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