(PARTE PRIMA CAPITOLO PRIMO Pagina 274)
“(…) la signora donna Graziella, figlia di una defunta sorella della principessa e moglie del cavaliere Carvano, cugina carnale perciò di tutti i figlioli della morta;”
A parlare è l’ebanista, popolano tra popolani che osservano l’evento storico della morte della principessa Auzeda (è così che lo pronunziavano, dice l’Autore). Stavano lì a guardare le finestre in attesa di qualcosa, forse solo per essere protagonisti della storia, la storia fatta dai nomi grandi che muoiono, fortunatamente come tutti. Almeno la morte è veramente democratica… Nel palazzo vi erano molte botteghe artigianali tra le quali quella dell’ebanista, chissà da quando, tanto che numerava tutta la parentela come se fossero i Reali di Francia. E’ uno straordinario escamotage letterario dell’Autore, che in pieno stile verista siciliano, tramite il dialogo presenta la [1]“…grande famiglia, la quale deve essere composta di quattordici o quindici tipi, tra maschi e femmine, uno più forte e stravagante dell’altro.” Una scena corale che inizia in un crescendo di personaggi, con il sereno Giuseppe che trastulla il bambino davanti al portone cullandolo sulle braccia, mostrandogli lo scudo marmoreo infisso al sommo dell’arco(…)[2] all’arrivo della carrozza, al via va e alla gente fuori che osserva e commenta.
postato da: alphonsedoria alle ore 13:10 | Permalink | commenti (2)
categoria:studio su il ciclo degli uzeda d
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