venerdì, 02 ottobre 2009
 KUMUNIKATU STAMPA FNS - COMUNICATO STAMPA FNS
 
F.N.S. : OCCORRE UNA BANCA SICILIANA A SOSTEGNO DELLO SVILUPPO ECONOMICO SICILIANO E AL SERVIZIO DELLE ESIGENZE DELLE FAMIGLIE.
 
          Non possiamo non condividere la indignazione del Ministro Giulio TREMONTI, allorchè questi fa rilevare, spesso ad alta voce, che il SUD-ITALIA è l'unica "Regione" d'Europa di grandi dimensioni a non disporre di una banca PROPRIA, al servizio del PROPRIO sviluppo e della PROPRIA economia. Anche la Maggioranza politica ed il Governo, dei quali il Ministro fa parte, non è esente da colpe e da responsabilità in materia.
          Comunque, è vero che tutte le grandi Banche del Sud e della Sicilia, - con la complicità delle classi PSEUDO-DIRIGENTI locali, - sono state FAGOCITATE dai grossi gruppi finanziari del NORD.
          Abbiamo assistito, così, ad uno strangolamento più razionale e scientifico della nostra economia.
          Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ritengono che, piuttosto che piangersi addosso, il Governo e l'Assemblea Regionale Siciliana debbano procedere a dare un'inversione di tendenza alla politica della "RESA SENZA CONDIZIONI" ai poteri forti che hanno interessi contrastanti con quelli del Popolo Siciliano.
          Una ignobile politica, questa, della quale la Regione Siciliana è responsabile da sessant'anni a questa parte.
          Occorre, adesso, una rivoluzione culturale, morale e politica, che consenta di coinvolgere l'imprenditoria sana, le forze sociali, le forze politiche e tutto il Popolo Siciliano in una grande iniziativa per ricostituire, in tempi brevi, un grande Istituto di Credito Nazionale, che cammini con le proprie gambe, che sappia stare sul mercato e che sia al servizio dell'economia siciliana. E che, soprattutto, tenga fuori della porta i mafiosi, i parassiti, i traditori della Sicilia, i "LOTTIZZATI" ed i fannulloni.
          Analogo invito ed analogo augurio rivolgiamo ai nostri fratelli meridionali che con noi dividono la vergognosa condanna ad essere una colonia di sfruttamento, asservita agli interessi settentrionali.
 
Palermu, 2 Ottuviru 2009
                                                                                   GIUSEPPE SCIANO'
                                                                                    Sikritariu FNS
postato da: alphonsedoria alle ore 13:25 | Permalink | commenti (5)
Commenti
#1    03 Ottobre 2009 - 09:39
 
LA SICILIA CHE NON CAMBIA

Il potere, a volte, logora le coscienze e la fame di potere porta a compromessi e ad azioni politiche non del tutto giuste. La voglia di cambiare qualcosa, quella forza dentro di noi che talvolta ci porta ad avere paura delle nostre azioni, ci deve spingere verso un cambiamento. Innanzitutto, cominciando a modificare la nostra mentalità mafiosa, quella che ci porta ad agire sempre con la condizione necessaria del "compromesso". Non si è uomini liberi dicendo solo di esserlo, bisogna comprovarlo con le azioni giornaliere, anche le più semplici. “Non è un caso che ad Agrigento il numero di denunce contro il racket sia il più alto che in quasi tutte le province dell'Isola”. Ma ancora c'è tanto da fare, non bastano i numeri per cambiare le cose. Il cambiamento deve venire prima di tutto dalle istituzioni che ci amministrano, esempio più alto di collusione e compromessi in certi casi. La sfiducia dell’elettore-cittadino deriva proprio da questo, dal vedere annientato e venduto quello che è la base della democrazia: il voto. Dentro di noi, cittadini illusi che qualcosa possa cambiare col tempo ma soprattutto con il coraggio e la voglia di farlo, cresce sempre più quel senso di desolazione e di sfiducia verso le istituzioni. Tutto l’impegno del cittadino onesto viene talvolta vanificato da azioni e comportamenti che appartengono a quella zona grigia di compromessi che incoraggia e da’ consenso alla criminalità organizzata.

utente anonimo

#2    03 Ottobre 2009 - 20:25
 
L’amarezza che si legge nel tuo messaggio è giustamente condivisibile e la condivido. Hai toccato diversi tasti caldi che occorrerebbe molto tempo per rispondere, anche se, in parte questi temi nel mio blog sono ricorrenti. Non condivido: “LA SICILIA CHE NON CAMBIA”. Mi sa molto di Consalvo de I Vicerè di De Roberto quando rispose al silenzio della zia con queste parole a chiusa del grande romanzo:
Io mi rammento che nel Sessantuno, quando lo zio duca fu eletto la prima volta deputato, mio padre mi disse: "Vedi? Quando c'erano i Viceré, gli Uzeda erano Viceré; ora che abbiamo i deputati, lo zio siede in Parlamento." Vostra Eccellenza sa che io non andai molto d'accordo con la felice memoria; ma egli disse allora una cosa che m'è parsa e mi pare molto giusta... Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai Re; ora viene dal popolo... La differenza è più di nome che di fatto...
Poi furono riprese da Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo pronunziate da Tancredi. La rassegnazione è la morte di un Popolo, di una Nazione, tutto potrà essere fatto, strade ferrovie, aeroporti, tutto, all’insegna della speranza, ma quando scende la rassegnazione, muore la volontà. Ed è così che ci vogliono! Chi? Chi ha le retini in mano di questo Popolo Siciliano da 160 anni italiani. Ci vogliono mafiosi e rassegnati. Noi dobbiamo dire no! Con i fatti, non accettando compromessi, rifiutando il piccolo aiuto, non prendendo la via di l’accurzu. La LEGALITA’ prima di tutti la deve dare lo Stato Italiano, rispettando i patti dello Statuto d’Autonomia, come si può vivere nella legalità in una terra istituzionalmente illegale?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alphonsedoria

#3    23 Ottobre 2009 - 16:59
 
E' vero che con la speranza si può cambiare molto nel nostro sistema distorto, ma la mia voleva essere  un'analisi socio-politica della nostra Sicilia e del modo di fare politica. Non sono certo uno che mi sono rassegnato, anzi la mia voleva essere una critica costruttiva. Se prima non togliamo il marcio, altri fiumi di denaro pubblico e di finanziamenti europei cadranno a pioggia senza essere utilizzati in modo proficuo e serio. Non capisco, inoltre, la tua frase: "La LEGALITA’ prima di tutti la deve dare lo Stato Italiano, rispettando i patti dello Statuto d’Autonomia, come si può vivere nella legalità in una terra istituzionalmente illegale?", o almeno non la condivido fino in fondo. Aspetto un tuo chiarimento. Grazie!
utente anonimo

#4    23 Ottobre 2009 - 20:00
 

Ti ringrazio di vero cuore per la tua attenzione. Per la spiegazione delle mie affermazioni basta un’attenta analisi dell’iter che ha avuto il nostro Statuto d’Autonomia da quando ci fu concesso dal re,  per la ventata indipendentista sia sotto il fascismo, come forza antifascista, sia dopo lo sbarco degli Alleati, e poi confermato dalla Repubblica Italiana. L’Autonomia Siciliana è nata prima di questa Italia. Eppure sono bastati piccole e vili manovre per toglierci l’Alta Corte, togliendo così l’efficacia pattizia e paritaria con lo Stato Italiano. Da allora fu semplice assoldare i soliti ascari politici. I quali hanno venduto e ancora vendono la Sicilia e il suo Popolo per privilegi personali. Così si è permesso lo sfruttamento coloniale della nostra Terra. Tradite tutte le aspettative, bloccate le modernizzazioni che lo Statuto prometteva. Le provincie sono rimaste, l’IVA ha distrutto l’economia siciliana del piccolo imprenditore, il Banco di Sicilia ci è stato letteralmente rubato, il Presidente della Regione è ancora un pupazzo per i governanti di Roma, mentre dovrebbe sedere in qualità di ministro della Sicilia, eccetera, eccetera, eccetera, tutte menate che noi pazzoidi sicilianisti sbraitiamo continuamente come pazzi.  Ora lo stato Italiano dovrebbe ripristinare la legalità, almeno con un segno, il ripristino dell’Alta Corte, almeno concedendo al Popolo Siciliano e al mercato la defiscalizzazione degli idrocarburi, concedendo le autorizzazioni per i casinò. Il fatto è che voglio criminalizzare pure queste lecite e LEGALI richieste con papelli che non hanno rispettato nenache la storicità delle richieste…  La LEGALITA’ non è come la morale che può essere soggettiva, è oggettiva, pertanto o c’è o non c’è. Quando non c’è, non c’è! Come non c’è in un lavoratore a nero, o a grigio, vive in uno stato d’illegalità, ma sicuramente non per sua volontà, magari per ricatto, tollerato in uno Stato che lo permette, come disse Prodi a Catania negli anni ’90 sulla trasmissione Samrcanda “il lavoro a nero è una forma di flessibilità del lavoro” Gli stessi imprenditori che accusano la burocrazia per la lentezza a volte voluta nei pagamenti e nelle pratiche, anche questa lentezza è un ricatto voluto e tollerato.  LEGALITA’ ormai è un termine inflazionato, è come un regime, che molti subiscono e altri ne usufruiscono fin quando la Sicilia vive questo stato d’illegalità istituzionale che ne fa di fatto una colonia del Nord. Scusami se sono stato lungo ma ho cercato di essere brevissimo, scusa gli errori ma voglio essere soprattutto spontaneo, per gli scritti il mio blog è pieno zeppo di richiami teorici e storici. A disposizione anche per altre mie esposizioni.  

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alphonsedoria

#5    23 Ottobre 2009 - 20:16
 
Ti ringrazio io, sei stato veramente esaustivo, anche se non siamo proprio sulla stessa linea di pensiero. Tra l'altro, nel programma di Lombardo c'è proprio una parte dedicata al ripristino dell' Alta Corte. Non sono totalmente d'accordo con la riapertura della stessa, forse anche perchè non informatissimo sull'argomento. Ti prometto che approfondirò la questione per una più proficua e costruttiva discussione sull'argomento. Grazie.
utente anonimo

Commenti

categoria:la posta