domenica, 31 agosto 2008

FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU

" SICILIA INDIPINNENTI"

 

- Sezione Palermo Centro -

 

 

COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S.

 

 

LA NUOVA COMPAGNIA AEREA ITALIANA PREFERISCE L'AEROPORTO DI CATANIA .... MA L'AEROPORTO DI PALERMO NON PUO' CONTINUARE AD ESSERE DEPOTENZIATO PER L'IGNAVIA TRASVERSALE DELLE CLASSI POLITICHE E PSEUDO-DIRIGENTI LOCALI.

 

 

          Premesso che non intendiamo cadere nella logica del campanilismo, dobbiamo necessariamente prendere atto del fatto che la recente decisione della nuova Compagnia Aerea Italiana di fare riferimento all'Aeroporto di Catania - e non a Palermo - confermi la perdita di ruolo della nostra Città e del nostro Aeroporto.

          Ed è, questa, una tendenza che abbiamo denunziato e denunziamo inutilmente da almeno trent'anni.

          La colpa di tutto ciò è da attribuire, non già al "destino", ma al tradimento politico di una classe pseudo-dirigente locale che - (fatte, ovviamente, le dovute eccezioni) - ha, fra gli altri difetti, quello di nutrire il RIGETTO della Sicilianità e la debolezza di fare la "politica" del piccolo favore clientelare, in alternativa ed in sostituzione dell'elaborazione dei grandi progetti di sviluppo. 

          A questo punto, chiediamo che le scelte della nuova Compagnia Aerea Italiana non siano avventate, nè in questa nè in altra circostanza. E chiediamo che a Palermo si arresti, finalmente, la infelice politica del DEPOTENZIAMENTO dell'Aeroporto "Falcone-Borsellino". E che si attivi una profonda inversione di tendenza. Occorre, cioè, trovare prospettive di sviluppo che non siano la somma di tante centinaia di migliaia di voti di scambio di Destra, di Sinistra  e di Centro.

          E, a tal proposito, noi Indipendentisti FNS ribadiamo la esigenza che, - a prescindere dai programmi della Compagnia Aerea Italiana, - si dia vita alla Compagnia Aerea Siciliana, che dovrà diventare per la Sicilia (per tutto l'Arcipelago Siciliano) quello che è l'AIR MALTA per la vicina Isola-Repubblica di Malta.

 

 

Palermo, 30 Agosto 2008

 

                                                                        GIOVANNI BASILE

                                                         Segretario della Sezione FNS

                                                                               Palermo Centro

 

 

Sede di Palermo:  FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – SICILIA INDIPINNENTI -  VIA BRUNETTO LATINI 26  - 90141 PALERMO - Tel.091 329456 –email: fnsme@yahoo.it

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venerdì, 29 agosto 2008
COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S.
 
 
NELLA RICORRENZA DEL 17° ANNIVERSARIO DEL SACRIFICIO, L'FNS RICORDA LIBERO GRASSI COME EMBLEMA DELLA SICILIA PRODUTTIVA ED ONESTA CHE DICE "NO" ALLA MAFIA.
 
          Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu, nella ricorrenza del 17° Anniversario del barbaro assassinio, ricordano la nobile figura di LIBERO GRASSI, assassinato perchè aveva resistito con coraggio - (e denunziando il crimine) - alla richiesta estortiva del RACKET MAFIOSO.
          L'FNS si permette, tuttavia, di fare rilevare che l'esempio di Libero GRASSI, che pure rappresenta l'eroismo della Sicilia produttiva ed onesta, non ha ancora ricevuto i riconoscimenti pubblici che merita. Ad iniziare - ad esempio - dall'impianto di una grande lapide sul luogo dell'infame delitto - (da realizzare anche a costo di ricorrere ad una legge speciale che imponga modifiche parziali al prospetto dell'edificio di Via Alfieri) -   per affermare che la Sicilia tutta, e la Città di Palermo in particolare, si riconoscono in lui. E per dimostrare, altresì, che Libero Grassi ha difeso un principio di libertà e di dignità che sta al di sopra degli egoismi condominiali e dei cavilli burocratici.
          Per quanto riguarda la lotta contro la PIOVRA, pur riconoscendo che sono stati fatti grandi passi, l'FNS ritiene che il territoriio siciliano, - metro quadrato per metro quadrato, - sia ancora controllato dalla stessa Mafia. Anche per colpa del "NODO" politico e giuridico che vede qui vigente un Corpo Legislativo del tutto o quasi disarticolato da quelle che sono le reali esigenze del Popolo Siciliano.
 
Palermo, 29 Agosto 2008
 
                                                                                       GIUSEPPE SCIANO'
                                                                                        Segretario FNS
 
Si ringrazia per la cortese attenzione.
L'Addetto alla Comunicazione e alle P.R.
                (Giovanni Basile)  

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giovedì, 28 agosto 2008

FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU –SICILIA INDIPINNENTI

FRONTE NAZIONALE SICILIANO – SICILIA INDIPENDENTE

 

 

COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA FN.S.

 

 

 

FEDERALISMO? PRIMA OCCORRE L'APPLICAZIONE INTEGRALE DELLO STATUTO SPECIALE SICILIANO NELLA VERSIONE ORIGINARIA. E NON LA SUA INVOLUZIONE O, PEGGIO, IL DISSOLVIMENTO IN UN'AMBIGUA RIFORMA FEDERALISTA.                      

 

          Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ritengono che, prima di parlare della inclusione della Sicilia nella riforma in senso federalista dello Stato, si debba procedere all'applicazione INTEGRALE dello Statuto Speciale di Autonomia, nella stesura originale di cui al Regio Decreto Legislativo del 15 Maggio 1946.

          Il fatto che alcuni articoli dello Statuto siano stati manomessi o disattivati o malamente applicati non deve essere considerata un'AMNISTIA per tutti questi "delitti" politico-istituzionali di violazione dello Statuto stesso. "Delitti" politico-istituzionali anche perchè lo Statuto è parte integrante della Costituzione Italiana, entrata in vigiore, com'è noto, il 1° Gennaio 1948. E' semmai un motivo in più per tornare alla CHIAREZZA del testo originario dello Statuto di Autonomia, secondo l'interpretazione data in sede del PACTUM fra il Popolo Siciliano in  armi e lo Stato italiano.

          Ed anche il ripristino dell'ALTA CORTE va effettuato nei termini previsti dagli articoli 24, 25, 26, 27, 28, 29 e 30, al fine di dare all'Alta Corte la possibilità di assolvere alle funzioni che le sono proprie. Anche a quelle relative all'annullamento delle leggi dello Stato che violino lo Statuto, quanto meno per gli effetti che queste ultime avrebbero nell'ambito del territorio della Regione Siciliana.

          Fatto questo passo, l'eventuale passaggio al Federalismo sarebbe una EVOLUZIONE dello Statuto e della sua funzione di auto-governo del Popolo Siciliano. E non una INVOLUZIONE o, peggio, un DISSOLVIMENTO.

 

Palermo, 27 Agosto 2008

                                                                           GIUSEPPE SCIANO'

                                                                            Segretario FNS

 

Si ringrazia per la cortese attenzione.

L'Addetto alla Comunicazione e alle P.R.

             (Giovanni Basile)

 

 

Sede di Palermo: c/o FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – SICILIA INDIPINNENTI -  VIA BRUNETTO LATINI 26  - 90141 PALERMO - Tel.091 329456 –email: fnsme@yahoo.it

 

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giovedì, 28 agosto 2008
COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S.
 
 
NON POCHI GLI IMPRENDITORI SICILIANI COINVOLTI NELL'OPERAZIONE "COMPAGNIA AEREA ITALIANA" CHE SUBENTRA ALL'ALITALIA. MA NON SAREBBE IL CASO DI PENSARE ANCHE AD UNA COMPAGNIA AEREA SICILIANA, SULL'ESEMPIO DELL'AIR MALTA?
 
          Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu prendono atto con piacere che, in prima linea, nell'operazione di salvataggio dell'Alitalia, si trovino non pochi imprenditori siciliani o, comunque, di origine siciliana.
          In altre parole: quando i Siciliani ci si mettono, sanno fare cose egregie. E quelli in questione sono Siciliani che hanno già dimostrato di saperci fare in altri settori dell'imprenditoria, della finanza, dell'industria et similia, abbastanza impegnativi.
          L'FNS ritiene, quindi, che sia il caso di suggerire agli stessi, ed ancora una volta alla Regione Siciliana, la proposta di realizzare una grande Compagnia Aerea Siciliana, con la TRINACRIA sulle ali e nel cuore. Che faccia "volare" la nostra economia, il nostro sviluppo,il turismo ed i collegamenti rapidi e diretti all'interno dell'Arcipelago Siciliano, e fra la Sicilia e tutti gli aeroporti della Terra. Al servizio della Sicilia, al servizio della Nazione Siciliana, in Italia, in Europa e nel Mondo. E che elimini la prospettiva "provinciale" e miope del PONTE-IMBUTO sullo Stretto di Messina, come panacea di tutti i mali e come "strumento" per cancellare quell'identità, anche geografica, della Sicilia, che invece è un valore da tutelare.
          A tal proposito, è più significativo di ogni altro discorso l'esempio della vicina Isola sorella e Repubblica di MALTA che, con la propria Compagnia Aerea, fa viaggiare ogni anno milioni di turisti e di passeggeri.
 
Palermo, 28 Agosto 2008
                                                                                 GIUSEPPE SCIANO'
                                                                                  Segretario FNS
 
Si ringrazia per la cortese attenzione.
L'Addetto alla Comunicazione e alle P.R.
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mercoledì, 27 agosto 2008
COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S.
 
FEDERALISMO? PRIMA OCCORRE L'APPLICAZIONE INTEGRALE DELLO STATUTO SPECIALE SICILIANO NELLA VERSIONE ORIGINARIA. E NON LA SUA INVOLUZIONE O, PEGGIO, IL DISSOLVIMENTO IN UN'AMBIGUA RIFORMA FEDERALISTA.                      
 
          Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ritengono che, prima di parlare della inclusione della Sicilia nella riforma in senso federalista dello Stato, si debba procedere all'applicazione INTEGRALE dello Statuto Speciale di Autonomia, nella stesura originale di cui al Regio Decreto Legislativo del 15 Maggio 1946.
          Il fatto che alcuni articoli dello Statuto siano stati manomessi o disattivati o malamente applicati non deve essere considerata un'AMNISTIA per tutti questi "delitti" politico-istituzionali di violazione dello Statuto stesso. "Delitti" politico-istituzionali anche perchè lo Statuto è parte integrante della Costituzione Italiana, entrata in vigiore, com'è noto, il 1° Gennaio 1948. E' semmai un motivo in più per tornare alla CHIAREZZA del testo originario dello Statuto di Autonomia, secondo l'interpretazione data in sede del PACTUM fra il Popolo Siciliano in  armi e lo Stato italiano.
          Ed anche il ripristino dell'ALTA CORTE va effettuato nei termini previsti dagli articoli 24, 25, 26, 27, 28, 29 e 30, al fine di dare all'Alta Corte la possibilità di assolvere alle funzioni che le sono proprie. Anche a quelle relative all'annullamento delle leggi dello Stato che violino lo Statuto, quanto meno per gli effetti che queste ultime avrebbero nell'ambito del territorio della Regione Siciliana.
          Fatto questo passo, l'eventuale passaggio al Federalismo sarebbe una EVOLUZIONE dello Statuto e della sua funzione di auto-governo del Popolo Siciliano. E non una INVOLUZIONE o, peggio, un DISSOLVIMENTO.
 
Palermo, 27 Agosto 2008
                                                                           GIUSEPPE SCIANO'
                                                                            Segretario FNS
 
Si ringrazia per la cortese attenzione.
L'Addetto alla Comunicazione e alle P.R.
             (Giovanni Basile)
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martedì, 26 agosto 2008

SANITÀ E ISTRUZIONE SOTTO ATTACCO


Gli esecutivi di Palermo e Roma puntano a penalizzare gravemente due comparti strategici per lo sviluppo ed il benessere dei Siciliani

 

Soppressione delle guardie mediche, riduzione dei posti letto, tagli ai finanziamenti per le strutture convenzionate. Sono queste alcune delle parole d'ordine del piano di «riordino» del comparto sanità voluto dall'amministrazione regionale (non osiamo accodarci alla moda di definirla "governo" quale essa non è) guidata da Raffaele Lombardo. Lombardo, che nel suo curriculum sfoggia una laurea in Medicina e del settore medico, soprattutto nel catanese, è considerato l'eminenza grigia: non per niente una parte dei suoi pregressi guai giudiziari derivarono da un «regalo» di cinque miliardi di lire fattogli da Ernesto Pellegrini durante una gara per la fornitura di pasti ospedalieri per il "Vittorio Emanuele" di Catania.

Medico per formazione, politico di professione, Lombardo ha messo il pm Massimo Russo sulla poltrona di assessore regionale alla Sanità, il quale, uso ad operare con il diritto, non afferma altro che star «attuando disposizioni di legge», nelle quali è stato tradotto e "blindato" il piano di tagli e riduzioni.

In definitiva, un comparto di primaria importanza per i cittadini, vessati da troppo tempo da disservizi che spesso, troppo spesso si sono tradotti in tragedia, viene smantellato in nome del risanamento di bilancio. Il cui pareggio, previsto per il 2010 (ma con il "buco" della sanità che si prevede addirittura "ricucito" entro il 30 settembre prossimo, evidentemente in vista delle elezioni europee), rappresenta la chance di Lombardo e dell'Mpa per tentare di evitare che la gente, in sede elettorale, reagisca a questo "autonomismo" che è solida garanzia del precostituito sistema di oppressione coloniale.

Non si spiegherebbe altrimenti perché il leader "autonomista", pronto a mettere su opere tanto faraoniche quanto inutili e dannose (Ponte sullo Stretto, alta velocità quando ancora in Sicilia siamo al binario unico non elettrificato), trovi assolutamente necessario far pagare il prezzo di questi arditi sogni e di decenni di malamministrazione letteralmente sulla pelle dei Siciliani.

È evidente che questa "autonomia" si traduce in una totale ispirazione alle gesta (tra le quali, l'annunciato depotenziamento dell'AIFA - Agenzia Italiana  del Farmaco e la sostituzione del precedente Direttore Generale, l'indipendente Nello Martini, con il fedelissimo Guido Rasi) del cav. Berlusconi e compagnia cantante: lo afferma lo stesso Lombardo, quando sottolinea in particolar modo come questo "nuovo corso" venga proprio dalla «Lombardia, di cui stiamo seguendo i consigli e dalla quale stiamo ricevendo molti aiuti in materia di formazione e gestione amministrativa», come ha candidamente affermato in prima persona.

Questo si traduce in tagli, tagli, tagli. Diminuiscono i posti letto, costringendo alla chiusura reparti chiave di ospedali medi e piccoli, costretti così alla quasi inesistenza, che proprio Lombardo a parole vorrebbe sconfessare. E chiudono molte guardie mediche, presidî essenziali di sanità di base che piuttosto dovrebbero rappresentare una via di riorganizzazione del sistema e di collocamento per molti giovani medici siciliani disoccupati. Per non parlare dei tagli al fondamentale ed insostituibile servizio 118, e alle convenzioni, soprattutto per la specialistica accreditata le cui strutture, vocatamente di piccole e medie dimensioni, saranno in grandissima parte costrette alla chiusura, con un grave dazio da pagare in termini di involuzione economica, posti di lavoro perduti e disservizi per gli assistiti, quando già le liste d'attesa nelle strutture pubbliche sono scandalose. Per completezza, vorremmo ricordare che sono proprio le strutture sanitarie convenzionate a garantire la maggior copertura dei servizi ai costi più bassi per la collettività: l'unico vero presidio di modernità nella vessata sanità siciliana fino ad oggi usata per costruire carriere (politiche), spartire favori alla clientela elettorale, garantire appalti di forniture a discapito della qualità e specificità delle esigenze degli assistiti.

Quindi la giunta Lombardo accentra sulle strutture ospedaliere l'attività, che andrebbe invece decentrata, ottimizzata, armonizzata. Il flusso verrà ancor più canalizzato sugli ospedali già al collasso, che pure saranno gravati dei citati tagli posti letto e personale, con i rimanenti operatori costretti dalle già penalizzate ed ora ridotte guardie mediche e dalle altre strutture costrette alla chiusura, a vivere un incremento di stress lavorativo ed esistenziale (senza che questo gli venga riconosciuto nelle sue peculiarità di lavoro usurante), con un conseguente crescendo di episodi di malasanità, e di speculazione su questo stesso tema da parte di quei cittadini poco onesti ed orientati alla "querela facile" al fine di ottenerne un remunerativo esito.

Ma l'"ispirazione lombarda" di Lombardo (si direbbe: «nomen homen est») non si ferma qui. Infatti "tagliare" è anche la parola d'ordine del Ministro all'istruzione, Maria Stella Gelmini, che con tale dicastero è stata premiata per la fedeltà berlusconiana nonostante un curriculum politico quantomeno opinabile (a suo carico una mozione di sfiducia del consiglio comunale di Desenzano del Garda, che la stessa Gelmini presiedeva, per «inoperosità»), giungendo ad affermare che «le scuole del sud abbassano la qualità della scuola italiana» promettendo «corsi intensivi per gli insegnanti di Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata» (salvo poi prodursi nella smentita di rito dopo 24 ore, circoscrivendo il lamentato ritardo a soli «deficit strutturali»). Dovrebbe però spiegarci quali saranno gli insegnanti destinatari di tali corsi: i molti precari, quelli che da quest'anno non lavoreranno più perché prederanno il pur fragile incarico annuale, o quelli che insegnanti non diverranno mai, grazie ad un provvedimento cui fra poco accenneremo? La Ministro Gelmini ha sottolineato che «la scuola non è chiamata a svolgere una funzione sociale», e infatti molti reparti di oncologia pediatrica sono rimasti senza insegnanti, soprattutto di scuola media, per i piccoli alunni/pazienti ai quali la scuola in corsia può permettere di immaginarsi sani, come tutti gli altri bimbi, di distrarsi dalla tragedia che incombe su di loro, di costruirsi una speranza.

E quindi, anche in Sicilia, a pagare saranno i più svantaggiati, vale a dire alunni e studenti disabili che necessitano di insegnanti di sostegno. In tutta la Sicilia saranno almeno in 1700 a dover fare a meno degli oltre 1000 insegnanti "tagliati" (ma sono, queste, cifre stimate al ribasso). Ovviamente, la questione finirà nei tribunali (i cui tempi sono ben noti) o al più, per qualcuno, con le graduatorie d'istituto e i pagamenti ad ore. Bel risanamento per la Sicilia che soffre e continuerà così a soffrire. E rimanendo nel campo dell'istruzione, giunge anche la chiusura delle Ssis (Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario), in Sicilia Sissis (Scuola Interuniversitaria Siciliana di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario). Di certo, le Ssis necessitavano di una riforma per evitarne la definitiva trasformazione in nuove baronie universitarie, in mera ripetizione di corsi già frequentati, in sovrapproduzione di insegnanti indirizzati a comparti già coperti, pur di "battere cassa" con le quote di iscrizione.

Ma quanti avevano già pagato la quota ed avevano "congelato" la frequenza perché magari impegnati in altri corsi o dottorati, non hanno ricevuto nessun "ultimatum", avvertenza, rimborso, opportunità. Una chiusura netta e repentina ("agganciata" con un emendamento al decreto collegato alla finanziaria) senza che si sia creata una "via d'uscita morbida" e, soprattutto, una valida alternativa. In Sicilia, dove giusto 50 anni addietro si distinse per impegno, coerenza ed efficienza l'assessore regionale alla Pubblica istruzione, ing. Giuseppe Caltabiano, tra i più attivi esponenti del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia (capace di visitare senza preavviso tutti gli istituti scolastici siciliani), ora ci si dovrà barcamenare tra anziani docenti denigrati, giovani precari costretti all'emigrazione, aspiranti docenti senza opportunità di diventarlo, servizi ed edifici scolastici fatiscenti, e un comparto istruzione pesantemente compromesso, come se non fossero bastati decenni di "fandonie di Stato" propinate ai discenti di ogni ordine e grado.

Ultimamente sono impazzate polemiche sull'"eroe" Garibaldi, che in realtà fu schiavista e ladro di bestiame («tratto negri e cavalli», egli stesso affermò), di persona incline alla delinquenza e allo stupro (cosa che gli costò l'orecchio sinistro) o di tutt'altro che intrepido corsaro al soldo di una "repubblica delle banane", la "Republica do Rio Grande do Sul" voluta dal proprietario terriero Bento Gonçalves da Silva a partire da una concessione bananiera e diventata un centro di corruzione e violenza arbitraria.

Il Presidente della Regione Siciliana Lombardo, da leader degli "autonomisti", si è conseguentemente affrettato con la consueta spocchia a sottolineare che loro «credono enormemente all'Italia unita, guai se non fosse unita». Peccato che, a queste condizioni di violenta colonizzazione, malamministrazione, corruzione, clientelismo, mafia, e distruzione di comparti essenziali come la sanità e l'istruzione, i Siciliani all'unità d'Italia non credano più, guardando invece all'indipendenza non solo come ad una concreta possibilità, ma come ad una irrinunciabile necessità.

 

Roman Henry Clarke

Vice Segretario del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia


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lunedì, 25 agosto 2008

FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU –SICILIA INDIPINNENTI

FRONTE NAZIONALE SICILIANO – SICILIA INDIPENDENTE

- CUMITATU MISSINISI -

 

LETTERA APERTA

 

IL PUNTO DI VISTA DEGLI INDIPENDENTISTI F.N.S.

RIGUARDO IL FUTURO DEI NEBRODI

E IL SUO PIANO STRATEGICO

 

SÌ ALLO SVILUPPO CONSORTILE, NO ALLA “REGIONICCHIA DEI NEBRODI”

 

 

Da tempo ‘u Frunti Nazziunali Sicilianu – Sicilia Indipinnenti anche per mezzo du Cumitatu Missinisi FNS si è impegnato a determinare percorsi politici, economici e sociali di senso per contornare e valorizzare la specifica realtà siciliana dei Nebrodi.

Il senso della nostra posizione è contenuta anche nella posizione assunta , in tempi non sospetti, che mirava all’Istituzione del Libero Consorzio di Comuni Nebroidei.

Certo va detto che occorre analizzare bene ciò che in questo lungo lasso di tempo si è venuto determinando in questo comprensorio.

Il meccanismo, i meccanismi che determinano l’agenda politica risentono, con tutta ovvietà, del modo di intendere e pianificare la realtà dei soggetti proponenti.

Ad esempio, da studiare, analizzare è anche il modo in cui si è determinato il cosiddetto piano strategico dei Nebrodi.

Gli Indipendentisti FNS e in particolare quelli du Cumitatu  Missinisi FNS comunque non sono contrari, a priori, alla creazione di  uno strumento di pianificazione territoriale sovracomunale, anzi tutt’altro.

Ciò che ci convince meno è l’idea ( tutte le idee per Noi hanno conseguenze ) che questo libero consorzio ( ipotizzabile seguendo la ratio ispiratrice della nostra Specialità Statutaria) possa essere inteso come “Regione dei Nebrodi “.

Noi pensiamo che la “Consorzizzazione” debba però sfuggire agli errori che hanno accompagnato un esperienza diversa e però per certi versi simile come quella del “Parco dei Nebrodi”.

 Andiamo anche oltre e diciamo che occorre proprio imparare dagli errori, dai fallimenti e anche però dalle intuizioni che stavano alla base del Parco.

 Un Parco su cui a nostro avviso, anche per motivi concreti e oggettivi, si sono proiettate tante, troppe speranze e su cui pure hanno fatto sentire il loro fiato anche i Partiti e i loro gruppi di pressione.

Ora occorre superare le tentazioni di fare del piano strategico dei Nebrodi una idea di “regionicchia”.

Sarebbe più serio invece insistere sull’idea, non nuova ma concretamente operativa ed operabile, di creare appunto un  libero consorzi di comuni siciliani dei Nebrodi che vengono oggi appellati anche  come Province Regionali.

Noi diciamo che non siamo contrari a un simile progetto qualora siano garantite condizioni reali di sviluppo economico e di democrazia politica.

Da tempo abbiamo detto e scritto che il nostro Partito, le sue realtà nebroidee e missinisi ritengono siano oramai maturate le condizioni politiche, sociali ed economiche perché le popolazioni dei Comuni e delle Cittadine nebroidee oggi comprese nelle Province Regionali di Messina, Catania ed Enna conquistino e conseguano una propria, peculiare fisionomia amministrativa, giuridica e politica.

Ciò che differenzia il nostro punto di vista da quello che vorrebbe creare una nuova, apocrifa “regionicchia” è che il libero consorzio comunale nebroideo a cui noi pensiamo deve essere e restare all’interno della Sicilia secondo le intuizioni e l’attuale articolazione Statutaria.

Nessuno deve e può inoltre dimenticare la centralità geografica che i NEBRODI  assumono all’interno della Sicilia essendo punto d’incontro geografico, fisico ed ideale tra i Siciliani in un momento in cui molti nemici della Sicilia brigano per dividerci e parcellizzarci economicamente, culturalmente,politicamente e socialmente.

Ecco quindi che il piano strategico dei Nebrodi non deve e non può bastare a se stesso, non deve essere autoreferenziale, né autarchico né tanto meno pensato in chiave A-siciliana o peggio Antisiciliana ma semmai deve calarsi in una OTTICA SICILIANA DI SISTEMA.

 Pensiamo ad esempio al rispetto ampio delle continuità e sinergie tra i comprensori siciliani e anche ad una sinergia continua e coordinata contro Mafia e malaffare.

Sono queste , a nostro avviso, come già detto in passato, le coordinate irrinunciabili per parlare di un vero piano strategico dei Nebrodi.

Ecco perché lo diciamo con rispetto occorre che il dibattito vada oltre e al di là di strutture paraburocratiche e interrappresentative. Su temi così importanti è nostra convinzione che occorre restituire la parola ai Cittadini dei Nebrodi e delle realtà a qualunque titolo interessate da un simile progetto.

Ai già esistenti e comunque utili “ATTI POLITICI D’INDIRIZZO “ se ne devono aggiungere altri a vari livelli per sondare se reale e chiara è  la volontà  comunitaria  e per passare poi a coinvolgere politicamente le forze parlamentari  all’interno dell’ Assemblea Regionale Siciliana, il nostro Parlamento Siciliano.

Per Noi Indipendentisti du Cumitatu Missinisi FNS può essere questa  l’occasione, se si opera in modo chiaro e concreto, per affrontare e risolvere i tanti GAP , esistenti ed indotti, che frenano e travolgono, l’intero comprensorio. Tutto ciò potrebbe inoltre avere anche  una benefica ricaduta sull’intera terra di Sicilia .

Anzi il libero consorzio nebroideo potrebbe contribuire a superare la poco funzionale parcellizzazione provinciale, voluta in una ottica CENTRALISTA, riassorbendo competenze e avendo un quadro complessivo dei bisogni va da sé che potremo affrontare il tema di una INFRASTRUTTURAZIONE che inglobi ma vada anche oltre la mera chimera dei Nebrodi quali mero“ paradiso” e inoltre impedire il processo disgregativo dell’unità politica e territoriale siciliana che si sta tentando con idee balzane come quelle della Regionicchia dello Stretto, o quella della divisione della Sicilia in due Entità Burocratiche e politiche od ora con la creazione di  questa cosiddetta “Regione dei Nebrodi”.

E’ forte il sospetto che si parli di tante “regionicchie”per impedire che la Sicilia giunga ad avere finalmente il ruolo che le spetta nell’area euromediterranea di libero scambio che entrerà in funzione nel 2010.

I Nebrodi sono e dovranno restare luogo deputato al mantenimento di una cultura e di una consolidata tradizione agricola, pastorale e naturistica ma si deve e può pensare, anche, nell’ottica integrata di una economia siciliana di mercato, ai Nebrodi  come punto d’incontro dei diversi tessuti sociali e produttivi siciliani.

Una  realtà Siciliana, squisitamente siciliana, quella Nebroidea  che pensiamo, capace di esprimersi, a pieno,  anche nella difesa vocata delle sue biodiversità come nell’artigianato e finanche nella produzione industriale.

Sta a Noi favorire la creazione di un SISTEMA VIRTUOSO che interagisca e sia coordinato ad una ECONOMIA SICILIANA libera dagli anti-economicismi prodotti dall’essere stati considerati, dal 1860 in poi, COLONIA cioè mero mercato di assorbimento per le produzioni del Nord continentale.

I NEBRODI possono uscire da un SOTTOSVILUPPO  che è frutto di un MALOSVILUPPO in cui detto comprensorio, e tutta la Sicilia, sono stati colpevolmente tenuti.

Se questa è una EVIDENZA EMPIRICA sta a Noi adesso come Cittadini Siciliani, rivendicare il diritto a pensare e progettare, nel quadro della grande, ad oggi inattesa, speranza statutaria, la Sicilia e i Nebrodi.

E’ nelle nostre mani, è nelle nostre possibilità dare voce, spazio e spessore al territorio Nebroideo.

Comprensorio che necessita di soluzioni vocate e libere da ipoteche esterne di qualsivoglia tipo.

Per fare ciò ripetiamo occorre ridurre gli antagonismi politici, le piccole camarille, senza certo dimenticare differenze e analisi diverse.

 

W I LIBERI CONSORZI DI COMUNI !

W I NEBRODI! 

W LA SICILIA!

 

 

 

Si ringrazia per la cortese attenzione.

L'Addetto alla Comunicazione e alle P.R.

du Cumitatu Missinisi F.N.S.

 

 

Sede Nazionale:  FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – SICILIA INDIPINNENTI

 VIA BRUNETTO LATINI 26 -  90141 PALERMO - Tel.091 329456 – email: fnsme@yahoo.it

 

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domenica, 24 agosto 2008

LA QUESTIONE SICILIANA

...non è la questione di una qualunque regione: è una questione nazionale per risolvere la quale occorre preventivamente risolvere il diritto all'esistenza del Popolo Siciliano, nel rispetto della identità, delle peculiarità, delle speranze, delle esigenze proprie.

 

Blog di cultura politica, analisi e riflessione

 

                                               

c/o FOCUS TRINAKRIA -Via Brunetto Latini,26 -  90141 Palermo

Tel 091329456 - fax 091329456

e-mail: questionesiciliana@gmail.com

 

 

 

 

Vi inviamo il riferimento relativo  agli ultimi due post editati dal nostro blog e leggibili liberamente all'indirizzo:

 

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sabato 23 agosto 2008

QUALE IDEA DI FEDERALISMO NOI COLTIVIAMO

 

sabato 23 agosto 2008

 

SALEMI. IL PRESIDENTE DELLA REGIONE NON PUO' NE' DEVE AMNISTIARE I REATI COMMESSI NEL 1860 CONTRO I DIRITTI,GLI INTERESSI DEL POPOLO SICILIANO

 

 

Si ringrazia per la cortese attenzione.

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sabato, 23 agosto 2008
COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA F.N.S.
 
SALEMI. IL PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDO NON PUO' NE' DEVE AMNISTIARE I REATI COMMESSI NEL 1860 CONTRO I DIRITTI E GLI INTERESSI DEL POPOLO SICILIANO.
 
          Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ritengono che il Presidente della Regione Siciliana, Raffaele LOMBARDO, non si debba fare imbrogliare nè imbrigliare dalle chiacchiere di chi ci vuole prigionieri del falso mito garibaldino e, peggio, del mito del Risorgimento italiano in Sicilia. Non può, insomma, AMNISTIARE Garibaldi e gli altri Padri della Patria (italiana).
          A Salemi, il 14 maggio del 1860, la Sicilia fu strumentalizzata e tradita, con il consenso e la complicità dei capi-mafia locali, dei rappresentanti della Massoneria deviata e dei voltagabbana ex-borbonici. E contro la volontà del Popolo Siciliano.
          Non bastano le "lapidi" bugiarde per cancellare questa ed altre verità. O per sottrarre al Popolo Siciliano il diritto irrinunciabile a recuperare la propria memoria storica. I fatti realmente accaduti sono fatti realmente accaduti.
          Il Decreto del 14 maggio 1860, con il quale Garibaldi assume la Dittatura in Sicilia in nome di "Vittorio Emmanuele" Re d'Italia (che, com'è noto, a quella data era solo Re di Sardegna) è privo di qualsiasi valore giuridico. Ed è in sè un enorme ossimoro. E', invece, paradossalmente, valido esclusivamente in un PARTICOLARE SCOMODISSIMO, del quale nessuno parla. Il "particolare" è - in sostanza - il "riconoscimento" di fatto dello STATO SICILIANO, indipendente e sovrano, risorto nel 1848. Soltanto in presenza dello Stato Siciliano, Garibaldi, infatti, con quel decreto pasticcione, avrebbe potuto spacciarsi per Dittatore, con le funzioni di Capo assoluto dell'antico e glorioso "Regnum Siciliae". Di questo Stato (peraltro, mai nominato in modo esplicito, per restare nell'equivoco) il Dittatore Nizzardo, in modo rozzo ed arrogante, pretendeva addirittura di esercitare le funzioni relative alla LEGATIA APOSTOLICA. Ed era ciò che - in buona sostanza - volevano gli Inglesi, ma solo in quel momento e con LIMITI FERREI. Dopo qalche mese, gli Inglesi stessi non lo ritennero più necessario.
          Insomma: di chiaro c'è solo che, fra i tanti imbrogli e dopo la ignobile conquista anglo-piemontese-garibaldina, eseguita su mandato del Governo di Londra, la Sicilia diventò una colonia di sfruttamento interna del Regno Sabaudo. Uno "status", questo, che - mutatis mutandis - è rimasto oggi sostanzialmente in vigore. 
 
Palermo, 23 Agosto 2008
                                                                          GIUSEPPE SCIANO'
                                                                           Segretario FNS
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sabato, 23 agosto 2008
SALEMI. IL PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDO NON PUO' NE' DEVE AMNISTIARE I REATI COMMESSI NEL 1860 CONTRO I DIRITTI E GLI INTERESSI DEL POPOLO SICILIANO.
 
          Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ritengono che il Presidente della Regione Siciliana, Raffaele LOMBARDO, non si debba fare imbrogliare nè imbrigliare dalle chiacchiere di chi ci vuole prigionieri del falso mito garibaldino e, peggio, del mito del Risorgimento italiano in Sicilia. Non può, insomma, AMNISTIARE Garibaldi e gli altri Padri della Patria (italiana).
          A Salemi, il 14 maggio del 1860, la Sicilia fu strumentalizzata e tradita, con il consenso e la complicità dei capi-mafia locali, dei rappresentanti della Massoneria deviata e dei voltagabbana ex-borbonici. E contro la volontà del Popolo Siciliano.
          Non bastano le "lapidi" bugiarde per cancellare questa ed altre verità. O per sottrarre al Popolo Siciliano il diritto irrinunciabile a recuperare la propria memoria storica. I fatti realmente accaduti sono fatti realmente accaduti.
          Il Decreto del 14 maggio 1860, con il quale Garibaldi assume la Dittatura in Sicilia in nome di "Vittorio Emmanuele" Re d'Italia (che, com'è noto, a quella data era solo Re di Sardegna) è privo di qualsiasi valore giuridico. Ed è in sè un enorme ossimoro. E', invece, paradossalmente, valido esclusivamente in un PARTICOLARE SCOMODISSIMO, del quale nessuno parla. Il "particolare" è - in sostanza - il "riconoscimento" di fatto dello STATO SICILIANO, indipendente e sovrano, risorto nel 1848. Soltanto in presenza dello Stato Siciliano, Garibaldi, infatti, con quel decreto pasticcione, avrebbe potuto spacciarsi per Dittatore, con le funzioni di Capo assoluto dell'antico e glorioso "Regnum Siciliae". Di questo Stato (peraltro, mai nominato in modo esplicito, per restare nell'equivoco) il Dittatore Nizzardo, in modo rozzo ed arrogante, pretendeva addirittura di esercitare le funzioni relative alla LEGATIA APOSTOLICA. Ed era ciò che - in buona sostanza - volevano gli Inglesi, ma solo in quel momento e con LIMITI FERREI. Dopo qalche mese, gli Inglesi stessi non lo ritennero più necessario.
          Insomma: di chiaro c'è solo che, fra i tanti imbrogli e dopo la ignobile conquista anglo-piemontese-garibaldina, eseguita su mandato del Governo di Londra, la Sicilia diventò una colonia di sfruttamento interna del Regno Sabaudo. Uno "status", questo, che - mutatis mutandis - è rimasto oggi sostanzialmente in vigore. 
 
Palermo, 23 Agosto 2008
                                                                          GIUSEPPE SCIANO'
                                                                           Segretario FNS
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