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Il primo comunicato è un appello per la ricostruzione del movimento contro il Ponte sullo Stretto, l'altro riguarda invece un episodo di intolleranza verso alcuni migranti presenti in un centro di accoglienza a Siracusa, verificatosi nella notte tra il 27 e il 28 Luglio.
Vi invitiamo solo a leggere e a riflettere su quanto scritto.
Grazie.
Appello per la ripresa delle mobilitazioni contro la costruzione del Ponte sullo Stretto
Insieme abbiamo dato vita alla manifestazione del 22 gennaio 2006. Quella giornata segnò il punto di arrivo di un percorso più che decennale che a partire da una ristretta area di attivisti è giunto mobilitare decine di migliaia di persone ed ha fatto del movimento contro il ponte un laboratorio politico e sociale capace di far convivere al proprio interno anime molto differenti tra di loro. Fu probabilmente quella manifestazione a segnare il punto di svolta di un\'intera area politica (quella dell\'allora centro-sinistra) che fino a quel momento (si faccia eccezione per rifondazione comunista, verdi e comunisti italiani) si era mantenuta su posizioni in larga misura favorevoli all\'opera. Fu quella manifestazione a segnalare l\'avversione al ponte di una parte consistente dell\'opinione pubblica. Quel segnale venne raccolto sul piano elettorale e tradotto nella formula di \"opera non prioritaria\" nel programma del Governo Prodi (operazione che ha fermato la costruzione del ponte, ma che ha lasciato sul campo la Stretto di Messina Spa ed il contratto con il general contractor).
Oggi ci troviamo a dover nuovamente affrontare l\'offensiva dei fautori del Ponte. Sostenuti da Berlusconi, che ne ha sempre fatto una sua bandiera, e dal Presidente della Regione Sicilia Lombardo, che guarda evidentemente con grande interesse ai flussi finanziari che ne deriverebbero, i pontisti si apprestano se non proprio a costruirlo (rimangono, infatti, inalterati gli interrogativi dal punto di vista ingegneristico e del finanziamento) ad aprire un capitolo di spesa dentro il quale, di volta in volta, far confluire le risorse a disposizione per progettazione, sbancamenti, movimento terra, info-point ecc.RETE NO PONTE
Va detto, peraltro, che sulla politica delle grandi opere si gioca in parte il futuro delle condizioni materiali di vita di tutti. L\'utilizzo dei fondi Fintecna (originariamente destinati alla costruzione del ponte e poi stornati dal Governo Prodi per opere infrastrutturali in Sicilia ne Calabria) per coprire i mancati introiti causati dall\'abolizione dell\'Ici sulla prima casa dimostra che i soldi per le grandi opere saranno ricavati dalla riduzione delle spese sociali (istruzione, sanità, servizi). Da questo punto di vista l\'agire nell\'ambito del generale Patto di Mutuo Soccorso tra le comunit‡ in lotta contro le devastazioni territoriali da un significato politico ulteriore alla nostra battaglia.
Facciamo, quindi, appello a tutti perché si rimetta in moto la mobilitazione contro il ponte, affinché si comincino a tessere nuovamente quelle relazioni virtuose che ci hanno consentito di fermarli la prima volta, per costruire un percorso di iniziative che ci porti a realizzare, magari proprio a gennaio prossimo, a tre anni di distanza, una nuova grande manifestazione.
Stretto di Messina
luglio 2008
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Un episodio di grave teppismo e di marca chiaramente razzista si è verificato nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 luglio nel cortile parrocchiale sito alle spalle della chiesa di Bosco Minniti.
Vi stavano dormendo, quindi all'aperto, una decina di ragazzi provenienti dall'Africa.
Degli individui, arrivati con alcuni mezzi, dal lato di via Accolla li hanno fatti segno di lancio di oggetti contundenti: una decina di bottiglie di birra da 66cc, 19 pietre della grandezza di un pugno, una decina di cassette di legno tipo quelle che si usano per il commercio della frutta.
Purtroppo i ragazzi africani che stanno in parrocchia non hanno pensato di fermarne qualcuno o di prendere il numero delle targhe. Ma d'altra parte stavano per la maggior parte dormendo e quei criminali sono rimasti lì solo per il tempo del lancio di quegli oggetti, protetti, oltretutto, dalle piante rampicanti che circondano il cortile.
Per fortuna nessuno ha riportato ferite, solo qualcuno è stato colpito ma la protezione delle coperte ha evitato danni importanti.
Abbiamo ovviamente sporto denunzia ai carabinieri.
Con questo comunicato voglio segnalare un crescente clima di “fastidio” e un serpeggiante razzismo che si respira anche nella nostra città e che solo qualche giorno fa si è manifestato anche con un volantinaggio (senza firma) contro gli ospiti stranieri che da poco sono accolti in una struttura in via Polibio.
Sappiamo che questo clima negativo nei riguardi degli immigrati esplode nelle persone moralmente e intellettivamente più povere. Ma si sta comunque diffondendo pericolosamente, fomentato da atteggiamenti e parole che non ci si aspetterebbe da chi sta in alto ed ha responsabilità istituzionali ai vari livelli: dal più alto livello fino ai livelli locali.
Siamo preoccupati.
Sembra che ci sia un progetto teso a creare i presupposti di atti criminosi che poi accadono: contro i Rom, contro i Rumeni, contro gli immigrati, contro i docenti meridionali che lavorano al nord. Contro tutte le diversità, in un trionfo medievale degli steccati, di muri divisori, di chiusure morali e mentali.
Non abbiamo le prove dell’esistenza di questo progetto. Ma abbiamo molti indizi che, d'altra parte, sono sotto gli occhi di tutti coloro che hanno voglia di vedere.
Non è la prima volta che degli stupidi pericolosi rischiano di fare seriamente del male a chi abita nella parrocchia di Bosco Minniti. Forse sono gli stessi aspiranti criminali che qualche anno fa iniziarono con il recapitarmi il bossolo di un proiettile. Non fanno spaventare nessuno. Ma non è esaltante assistere al tramonto della nostra civiltà.
Padre Carlo
carlodantoni@libero.it

