venerdì, 29 dicembre 2006

279
Jntra u’ mulineddu di na tempesta
C’è a passioni di n’omu.
Jntra l’occhi di na fimmina
C’è la carara d’u desertu.
Jntra u cori d’u’ cani
C’è u pintimentu umanu.
Jntra una becha di munnizza
Arresta a curpa.
E po’
‘un arresta chiù nenti.
Tranni a colira
D’u’ jornu pirdutu ammatula
D’u’ jornu senza amuri.
E n’u’ vecchiu diariu
Rileggiu u jornu di dumani
N’a stessa misura
D’u’ puntu senza tempu
Chinu di vacanti
Comu a vita tutta.

TRADUZIONE
Dentro il vortice di una tempesta
Vive la passione di un uomo.
Dentro gli occhi di una donna
Vive un deserto afoso.
Dentro il cuore di un cane
Vive il pentimento umano.
Dentro un sacchetto d’immondizia
Rimane la colpa.
E poi
Non rimane più niente,
tranne la collera
di un giorno perduto nel niente
di un giorno senza amore.
E in un vecchio diario
Rileggo il giorno di domani
Nella stessa misura
Di uno spazio senza tempo
Pieno di vuoto
Come la vita tutta.

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venerdì, 29 dicembre 2006
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SALUTO CONVEGNO 27 DICEMBRE 2006

 

Di

Alphonse Doria

 

La consegna della TARGA DI MERITO per noi della Pro Loco è

uno degli appuntamenti più lieti, perché è una carica di speranza

che prendiamo tutti. La speranza che il futuro avrà per protagonisti

questi giovani come Antonella Marino.

Ho letto la sua tesi, è semplicemente meravigliosa, oltre il lato scientifico della ricerca, quello che mi ha sorpreso ancor più è il lato umano; il porsi da individuo ad individuo, nella diversità culturale, nella diversità dei ruoli, tra paziente e Assistente Sanitario.

L'Operatore Sanitario deve intercalarsi nell'aspetto culturale del malato straniero. Per fare questo, bisogna avere una carica umana non indifferente che il ruolo esige, ma soprattutto una apertura di pensiero che si acquisisce con la cultura e con la mente libera. Tutte dote che leggendo la tesi e conoscendo ancor più Antonella ho riscontrato ampiamente.

Il tema di questo convegno cade a proposito nelle ricorrenze della natività di nostro Signore. E il messaggio di questa festa è soprattutto il rispetto della vita e soprattutto della maternità. Nella tesi di Antonella vi sono tutti i valori del Natale. Voglio concludere con un esempio tratto dalla sua tesi, che mi ha colpito particolarmente; nell'usanza Zulù, dove lo stregone assiste

al parto del primogenito per benedire la terra su cui nascerà, la

donna in travaglio si concentra su qualcosa di bello e come la loro

tradizione vuole, punta gli occhi verso il cielo per guardare

intensamente le stelle. E proprio in queste parole ho visto il presepe. In queste donne spostatesi nella nostra terra, pronti a fare germogliare la vita, come Maria.

 

Scusatemi se uscirò fuori tema per un po’ ma colgo l’occasione di puntualizzare ancora qualcosa su l’intensa attività di questo 2006 della nostra Pro Loco, sia culturale sia sulla sua naturale attitudine del turismo. Proprio giorno 4 di questo mese abbiamo chiuso l'indagine turistica 2006 con il convegno. L'elaborazione dei dati dal mio punto di vista,nonostante tutto, sono stati abbastanza positivi, fanno ben sperare. Perché senza alcuna offerta, vi è una tenue domanda turistica,

pertanto possiamo, se vogliamo migliorare ancor più. C'è molto da fare, ma abbiamo già: una spiaggia favolosa, beni materiali come necropoli, silos, la chiesa matrice, i palazzi signorili, un panorama suggestivo, i Siculianesi vera risorsa per l'ospitalità e la ricchezza culturale.

E' sicuro che nelle necropoli non vi si può andare così tra le sterpaglie, occorrerebbe delle passerelle in legno, realizzate in modo da non deturpare il paesaggio e fare accedere ospiti come le scolaresche in stagioni primaverili, creando così un flusso turistico fuori stagione. Così anche per i silos testimoni della cultura siculianese e siciliana nonché dell'intero Mediterraneo, dando persino l'appellativo a questa zona di porta della Sicilia.

 

Ci adopereremo per organizzare degli itinerari turistici, locali e provinciali con dei pacchetti d'offerte con prezzi altamente competitivi. Questo è ciò che ci proponiamo come Pro loco, già con intesa e grande disponibilità di questa Amministrazione Comunale.

 

 E’ difficile organizzare lo sviluppo turistico in Sicilia. Con punti deboli di riferimento; anche perchè viene duro accettare lezioni sul turismo da funzionari che in cinquanta anni non sono riusciti a fare gran che, come ad Agrigento dove vi sono beni culturali unici al mondo, ancora oggi non riescono a trattenere l'ospite non più di quattro ore.

Quando poi in estate cerchiamo di andare da Siculiana ad Agrigento e rimaniamo intasati nel traffico della strada statale 115, unica via di comunicazione, ci rendiamo conto che le classi politiche precedenti non hanno pensato alla Sicilia come terra di sviluppo ma solo come terminale della catena consumistica dell'intera Italia.

 

Questa estate tornando da Roma con l'autobus, sbarcando in

Sicilia ho guardato dal finestrino la desolazione della nostra Terra,

senza strutture o imprese, migliaia di ettari senza nemmeno un

campo coltivato a qualsiasi cosa. Infine in una curva tra Licata e

Palma di Montechiaro il nostro autobus s'incontra con un altro

 e non riesce a passare, bisogna che indietreggia, dovrà fare

mille manovre per riuscire a passare. Scusate ma è veramente

desolante, sconfortante, scoraggiante e tutti gli avverbi che vi

vengono in mente, pensare che non abbiamo linee ferroviarie a

doppio binario, mentre altri parlano di alta velocità, aeroporti e

nemmeno strade. Come si fa a parlare a progettare lo sviluppo?

Non solo turistico, ma di qualsiasi si voglia! Così penso a questi

giovani, come Antonella Marino, che s'impegnano si laureano,

raggiungono il massimo e spesso, dopo essersi guardati bene

attorno, cozzando magari con l'ottusità burocratica di alcuni uffici

della nostra Sicilia, vanno via, per non dire scappano!

 

Qualche mese fa sul Giornale di Sicilia leggevo che a Cattolica

Eraclea era in arrivo il parco eolico. Il Sindaco di quella città

nell'articolo precisava che nel mese di dicembre iniziavano i

lavori, dando occupazione alla manovalanza locale, per la

sistemazione di una cinquantina di questi mulini, che produrranno

energia pulita e ricchezza al loro paese. Di queste proposte ne sono già arrivate in tutti i comuni. Mi immagino già l'assedio di queste strutture gigantesche che rovineranno in maniera inesorabile il nostro paesaggio, non lasciando più spazio ne alla fantasia ne alla bellezza naturale della nostra amata Terra. A mio avviso se il politico non riesce a guarire la propria miopia intellettiva, veramente l'unica soluzione del giovane è scappare subito, fin quando la loro età gli permette di potere essere assorbito dal mercato lavoro. La Sicilia è già fornitrice di energia per quasi un quarto del fa bisogno energetico dell’Italia. Non riesco a capire perché dobbiamo essere ancora noi a dare, rovinando cosi il nostro futuro turistico, deturpando il paesaggio punto d'incontro tra beni materiali e immateriali.

 

Mi scuso con i convenuti e con Antonella per essermi dilungato su

temi apparentemente fuori contesto. Ma il futuro ci appartiene!

 

Giorno 5 gennaio la Pro loco invita tutti, al Centro Sociale allo

spettacolo abbastanza divertente, dove hanno partecipato

tantissimi concittadini, dal titolo PLANET GEL con la

compartecipazione dell'Assessorato allo Spettacolo del Comune di

Siculiana. E giorno 13 gennaio ritorniamo a parlare di Maternità:

DIABETE E GRAVIDANZA con la dottoressa Giovanna

Sciortino.

I1 mio saluto e ringraziamento va al signor Sindaco dottor

Giuseppe Sinaguglia e all'Assessore alla Cultura Maria

Samaritano, con l'augurio che voi donne abbiate sempre più

spazio nelle retini della politica.

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martedì, 26 dicembre 2006

267

M’arricurdai n’u lampu di luci
Di dda facciuzza duci
Ma oramà comu ‘ngrassà
Lassava pinzari ca si lassà jri.
Unni ij’ a finiri
Ddu corpu juvani e graziusu
Di continui sciarri e guerri
Tra picciotti ‘namurati?
Mi rattristavu
E riflittiva
Ca cu cumanna è u tempu.
E’ veru, è tardu oramà.
“Disidira?”
Avvissu vulutu
Ca ‘unt’aviri canusciuta prima
Signorina, cu sta facciuzza duci
Oramà perduta
Ni na vita juta.

TRADUZIONE
Mi ricordai all’improvviso
Di quel dolce viso;
ma orami il suo corpo ingrassato
lasciava pensare ad una vita andata:
Dov’è finito
Quel corpo leggiadro e giovane
Di continue lotte e litigi
Tra baldi contendenti?
Mi rattristai
E ancora pensai
Che l’unico tiranno
È solo il tempo.
E si ormai è tardi.
“Desidera?”
Desidero non averti conosciuta prima
Signorina dal dolce viso
Ormai smarrita
In una vita andata.


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domenica, 24 dicembre 2006

E’ NATALE FRATELLO
Di
Alphonse Doria


Nel cielo di Betlemme
S’illumina la notte
In un cuore che batte
È Natale,
fratello è Natale,
anche in un letto d’ospedale
dove si rimane soli;
dona la tua presenza
ed un po’ di speranza.
E’ Natale
Fratello è Natale
Dove il morbo divora la vita
Ad un uomo che nessuno aiuta.
E’ Natale
Fratello è Natale
Tra le onde del mare
Dove uomini stanno per emigrare
In una terra forse ostile.
E’ Natale
Fratello è Natale
Per chi chiede un po’ di pane,
per chi sta morendo di fame
e riceve solo parole vane.
Nel cielo di Betlemme
S’illumina la notte,
in un cuore che batte
è Natale
fratello è Natale!
Gesù è nato
Nell’immondizia abbandonato
Dall’AIDS infettato,
in un semaforo ammazzato.
Gesù è nato
In ogni cuore che batte
È Natale
Fratello è Natale
Per vincere la morte.
Insieme è Natale,
in pace è Natale.

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venerdì, 22 dicembre 2006

CONVEGNO A SICULIANA
MATERNITA’ E CURE NEONATALI
NELLE FAMIGLIE IMMIGRATE


E’ il convegno che si terrà giorno mercoledì 27 DICEMBRE alle ore 18,30 nella Sala Consiliare “Ing. Antonino Consolo” della TORRE DELL’OROLOGI di Siculiana, organizzato dalla Pro loco Siculiana e il patrocino del Comune di Siculiana. Ad aprire i lavori sarà la professoressa PATRIZIA IACONO che è la responsabile del comitato targa di merito della Pro loco. A ruota interverranno poi, il Sindaco dottor Giuseppe Sinaguglia e l’assessore alla pubblica istruzione, Maria Samaritano. I lavori continueranno con la presentazione della tesi di laurea: “MATERNITA’ E CURE NEONATALI NELLE FAMIGLIE IMMIGRATE” di Antonella Marino (assistente Sanitario Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli studi di Siena).
Durante l’incontro il presidente della Pro loco Alphonse DORIA assegnerà una targa di merito all’Assistente sanitario Antonella Marino che si è distinta nel corso di laurea, con il massimo dei voti e la lode ed ha contribuito al buon nome di Siciliana. La targa sarà consegnata dall’insegnate Giuseppa MODICAAMORE. L’Assistente sanitario Antonella Marino consegnerà la tesi di laurea al direttore della biblioteca comunale Franco CARUANA.
Commenta così Alphonse Doria: “La Pro Loco Siculiana vuole focalizzare l’attenzione della comunità siculianese su questa grande ricchezza che sono i giovani come Antonella Marino, dando esempi positivi da seguire a gli altri giovani. Nell’augurio di tracciare il buon auspicio per carriera di questi giovani giustamente meritevoli. Facendoci, pertanto, portavoce di tutta la cittadinanza”.


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categoria:pro loco siculiana
giovedì, 21 dicembre 2006
ETIMOLOGIA SICILIANA
DI
Alphonse Doria

“Paria”

In siciliano i pari erano i dignitari nobili che formavano la parte alta del Parlamento Siciliano del 1129 chiamati a partecipare da Ruggero II insieme a gli ecclesiali e i rappresentanti di alcune città demaniali. In senso politico è il primo Parlamento della storia umana, il quale rappresentato ancora oggi un simbolo delle coscienze indipendentiste sicilianiste. I nobili così erano pari tra di loro e davanti Dio, ma non con gli altri uomini, come se tutti gli uomini non fossero tutti uguali per il Creatore. La paria viene rafforzata dalla preposizione fora per indicare una persona che non è del gruppo, ma più esplicitamente sta a significare al di fuori socialmente, non viene considerato, nemmeno proletario. Questa casta sociale la riscontriamo nel 1550 a.C. nella cultura urbana di Harappa degli antichi Ari dell’India vedica. La base della società aria era la famiglia patriarcale (kula). Di seguito si sviluppò il sistema delle caste. Per farla breve fuori il sistema delle caste vi erano i paria i quali erano i “fuori casta” gli “intoccabili”, i poveri costretti a condizioni miserrime di vita. Non è il primo contatto che la Sicilia ha con questo grande popolo Ari; lo stesso simbolo della triskeles ha origine dalla svastica ariana. La più antica raffigurazione della Trinacria del VII secolo a.C., rinvenuta nei pressi di Gela; accanto ad uno altro simbolo solare della svastica in un oscillum della stessa epoca. Esposti nel museo regionale d’Agrigento.
Bibliografia: STORIA DI SICILIA Santi Correnti Edizione Clio marzo 1995;
VOCABOLARIO SICILIANO-ITALIANO Antonino Traina edizione Reprint s.a.s. dicembre 1991.
LA STORIA volume 1 opera realizzata dalla redazione Grandi Opere di UTET Cultura Edizione UTET SpA 2004.
CARMELO ROSANO di Alphonse Doria su: http://alphonsedoria.splinder.com/archive/2006-06


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mercoledì, 20 dicembre 2006

ETIMOLOGIA SICILIANA
Di
Alphonse Doria

“Sputatu” a significare simile

Per dire che una persona è simile al nonno oppure allo zio, o altro parente si dice: st’addevu è sputatu a so nannu (questo bambino è molto somigliante a suo nonno). Quale legame vi può essere mai tra il verbo sputari (sputare) chiaro a tutti e il significato che assume di somigliare? Per scoprirlo dobbiamo prima sapere cosa è il ntoro. Il ntoro è lo spirito familiare che si tramanda con la discendenza maschile. Il ntoro sta a significare anche il carattere, la personalità, la salute, il successo. In siciliano il ntoro si può tradurre pure con semenza. Elemento che viene collegato anche alla saliva. A questo proposito abbiamo appuntata una esperienza di una cerimonia simile al battesimo nel libro ASHANTI del Capitano R. S. Rattray a pagina 53: “Giunti al momento di imporgli il nome, nell’ottavo giorno, in casa dell’avo, e questi sputa nella bocca del nipotino. Tutto ciò ha lo scopo di fortificare lo spirito già presente, e che già il ntoro personale del bambino, trasmessogli dal figlio del nonno.” Gli Ashanti sono un popolo antico africano localizzato nella regione del Ghana. Ma ritorniamo nella nostra Sicilia, dove ancora oggi i cacciatori nell’allevare sia i propri cani che i furetti sputano nella mano e la fanno leccare alle bestie per trasmettere, loro dicono, la fedeltà e l’affetto, in un certo qual senso il proprio ntoro. Questo battesimo fa pensare molto al detto popolare di li parrini si ci piglianu i vini (dei padrini si prende il carattere, lo spirito, il ntori) Considerando che i vini sono dove passa il sangue; e il sangue in epoca antica è lo spirito. Bibiliografia: L’ANIMA PRIMITIVA di Lucine Lèvy Bruhl edizione Bollati Boringhieri. Ristampa settembre 1992.
VOCABOLARIO SICILIANO-ITALIANO Antonino Traina edizione Reprint s.a.s. dicembre 1991.

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lunedì, 18 dicembre 2006

ETIMOLOGIA DELLA PAROLA ZANNARIA
Di
Alphonse Doria

Zannaria è una azione poco qualificante che opera una o più persone, tanto ridicola da far ridere gli altri. Appunto questa parola è sicuramente nata in Sicilia tra il 1550 e il 1600, proprio in questo periodo incominciarono le prime compagnie di attori mestieranti, corporazioni, associazioni professionali. Che Goldoni in un secondo tempo chiamò Commedia dell’arte, (arte sta per mestiere) intendendola di attori professionisti che recitavano in maschera. Ma prima ancora veniva detta “Commedia degli Zanni”. In quanto non erano le maschere che venivano considerate ma le parti. E gli Zanni erano gli attori che avevano la parte di servitori. Mentre nella Commedia dell’arte gli Zanni erano Arlecchino, il servo sciocco, Brighella il servo scaltro; nella Commedia degli Zanni, Zanni (Giovanni) è un facchino bergamasco, con il suo ambio vestito bianco, lo stesso che indossa Pulcinella a Napoli. Le commedie erano strutturate con dei canovacci e poi gli attori recitavano a braccio improvvisando nell’abito della propria parte, adeguando le proprie battute a quelle del partner sulla base di una semplice traccia narrativa. Mentre lo spettacolo ha delle zone di poco vivacità nei duetti amorosi, si infervora con i lazzi degli Zanni, creando momenti di grande ilarità con le loro marachelle, per meglio dire in siciliano: zannarii. Gli artisti che arrivavano con i loro carri erano gli zanni. Zannu si dice a persona poco seria, con vita poco regolata.

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domenica, 17 dicembre 2006

ETIMOLOGIA DELLA PAROLA MATACOGNU

Di

Alphonse Doria



Un po’ di tempo fa ho letto “Il re di Girgenti” del Grande Maestro Andrea Camilleri, mi sono allietato, come sempre con le sue opere. A pagina 193 dell’edizione Sellerio editore Palermo legg -“Ma chi li trova i soldi per pagare il frumento?” spiò don Occaso Barbèra che certe volte non capiva un’amata minchia.- Ora, peccando di presunzione vorrei correggere, o per meglio dire precisare questa espressione “amata minchia” che in siciliano significa poco e niente, perché è più esatto dire una mata minchia, che significa qualcosa che sconfigge, abbatte, la verga dell’uomo. Mata, da mattare, dal latino mactare, uccidere, poi usato nel 1300 (circa) come fiaccare, opprimere, abbattere, languire. Abbiamo un esempio corrente nella lingua spagnola: matador sm. sp. (propr. uccisore). Il torero che, nelle corride, uccide il toro con la spada; viene detto anche espada. In poche parole mataminchia (dovrebbe scriversi tutto unito) è il contrario di matacognu. Se la prima significa l’ammazza il sesso maschile la seconda significa l’ammazza il sesso femminile. Cognu non bisogna confonderlo con cugnu che significa cògno o cuneo, cioè uno strumento di legno o di ferro che si incunea tra una stanga e una porta per chiusura, bensì con cònio sm. [sec. XIII; latino cunÄ•us, cuneo]. 1) Matrice in acciaio di forma generalmente cilindrica... (moneta, medaglia). A questo punto mi potete chiedere che centra il vile denaro con il sesso femminile? Dante Alighieri nella sua Divina Commedia precisamente Inferno Canto XVIII verso 66 per una donna che fa l’antico mestiere di prostituta

usò questa espressione: “Femina da conio”. Il conio o cogno era pure una misura a forma di barile che si usava per misurare l’olio per pagare un nolo, appunto venivano così dette anche le meretrici. Per tanto si intende per matacognu, l’ammazza sticchiu, precisamente, la minchia. Scusate la volgarità ma non se ne può fare a meno.






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venerdì, 15 dicembre 2006

278
Forsi ‘un è
U’ fattu veru
Ma quannu ‘n’a civitati
Scinni a sira
U beni e u mali
U duci e u sali
Sunnu na cosa sula.
Tra u scuru
Di na strata
Sbatti u cori di na fimmina
Persu oramà
Pi picca
O quasi nenti.
Ma quanu n’a civitati
Scinni a sira
I patrona
Sunnu i falluti:
i prigiunera d’a droga,
l’assassini, i latri
e li buttani,
i figli d’u’ populu mortu
e i sbirri!

TRADUZIONE
Forse non sarà
Una storia vera,
ma quando in città
scende la sera
il bene e il male
il dolce e il sale
sono una cosa sola.
Tra il buio
Di una strada
Batte il cuore di una donna
Perso ormai
Per poco
O quasi niente.
Ma quando in città
Scende la sera
I signori sono i perdenti:
gli schiavi della droga,
gli assassini, i ladri
e le puttane,
i figli di un popolo morto,
i poliziotti e i carabinieri.

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